epifani0909
Epifani alla festa CGIL di Roma
(commento di E. Giardino- www.webalice.it/enricogiardino)
Guglielmo Epifani ha concluso a Roma in questi giorni la festa della CGIL. Credo sia utile e necessario commentarne i contenuti, sia per l’analisi che per le proposte che ne emergono. Un discorso centrato sulla crisi in atto e sul lavoro che merita una riflessione critica .
Il discorso di Epifani può essere visto ed ascoltato sulla TV telematica del PdCI (PdCITV). Nessun commento il PdCI ha fatto o pubblicato su questo discorso, durato 35 minuti.
Ricordando i 6 soldati italiani uccisi in Afganistan- 5 di essi erano nativi del SUD- Epifani ha espresso il suo cordoglio ai familiari e si è limitato a dire che serve un bilancio tra strategia e risultati conseguiti.Ha ignorato le migliaia di morti afgani- in gran parte civili – uccisi impunemente sulla loro terra.Nè ha precisato quale sia- a suo parere- la vera strategia della NATO in Afganistan (e altrove), trattando poi un problema drammatico, disumano ed anticostituzionale, con la logica dei costi-benefici ( per chi?).Forse perfino il Papa ha detto di più e di meglio su questa sanguinosa ed illegale guerra di aggressione.
Epifani è passato poi a parlare della crisi in atto – senza mai citare il capitalismo - e dei problemi del lavoro.Ha sostanzialmente accusato il governo di condurre una politica “sbagliata ed inadeguata” (!?) rispetto al dramma della crisi e delle sue conseguenze sul lavoro e sulle industrie. Ha rivendicato misure di sostegno all’occupazione ed alle industrie, criticando il tentativo del governo di dividere i sindacati ed i lavoratori con la emarginazione del loro sindacato più rappresentativo (la CGIL).Ha indicato anche i modi per sostenere redditi e imprese : destinare a ciò gli introiti derivanti dal cosiddetto“scudo fiscale” ( un indulto–rapina che premia gli evasori a danno di lavoratori e pensionati).
Il Governo ha risposto subito alle sue istanze con una finanziaria 2010 (manovra da 3 ML di euro) nella quale le “risorse per contratti pubblici e sviluppo sono pari a zero” (Liberazione 22-9-09).
Per quanto riguarda la “informazione”- era prevista una manifestazione nazionale a Roma per sabato 19-9-poi rinviata (?) per la morte dei 6 soldati italiani in Afganistan - Epifani ha detto che il problema è che “ i mass-media non rappresentano più la realtà del Paese e le sue contraddizioni”. E da quanto tempo avviene questo fenomeno ? Epifani non lo ha detto, né ha fornito proposte di soluzione. Egli accetta che la “informazione” sia un monopolio dei giornalisti e dei partiti, da decenni, per cui è meglio non interferire.
Ritorna il solito ritornello dei giornalisti – la libertà di stampa- principio che l’UNESCO ha smantellato e criticato già nel 1984 (25 anni fa) per affermare quello di DIRITTO A COMUNICARE. Un diritto universale già sancito nel 1948 dalla nostra Costituzione (art. 21)
Dunque Epifani chiede al governo Berlusconi- quello che è sostenuto ed è stato eletto per condurre una politica guerrafondaia, autoritaria, anticostituzione, clericale, razzista, antisociale ed antioperaia, a vantaggio dei monopoli bancari e mafiosi, degli evasori e dei furbi – di rettificare la sua politica “sbagliata” (!!??).
Una perorazione patetica , molto debole ed improbabile. E se per caso, il governo Berlusconi continuasse nella sua politica devastante, ignorando le istanze della CGIL, cosa farebbe Epifani ? Cercherebbe l’ennesima mediazione al ribasso con CISL-UIL, in nome dell’unità sindacale (le tre sigle monopoliste) ? Oppure andrebbe da solo a contrastare le prepotenze di questo governo ? Epifani non lo ha detto.
A mio avviso, il segretario del maggiore sindacato italiano – anche prescindendo dalla debolezza/fallacità della sua analisi- dovrebbe mostrare più coraggio e più autonomia da partiti e sindacati confederali.Credo anche che dovrebbe rivedere lo storico monopolio – anticostituzionale- CGIL-CISL-UIL- e cercare intese stabili con altri sindacati conflittuali e rappresentativi (es. confederazione COBAS).
Può denunciare la politica di questo governo, ma non all’infinito. Se il governo non la cambia, ma anzi la peggiora, deve avere il coraggio di attaccare il governo senza ambiguità ed incertezze.
In ogni caso, mi sembra che- a fronte di una situazione drammatica – l’approccio ed i contenuti di questo discorso mostrino forti lacune ed una piatta continuità con la politica confederale di questi decenni .Ancora più discutibile mi appare la posizione del PdCI che, mentre ambisce ad una sinistra “comunista ed anticapitalistica”, assume questa CGIL come riferimento sindacale principale, se non esclusivo.
Roma 22 settembre 2009
Polcom0909
(nota di E. Giardino - www.webalice.it/enricogiardino)
E’ ormai palese e scontato che il berlusconismo - cioè il corrotto neoliberismo italiota, succube del potere USA- Cia e del Vaticano – fonda la sua egemonia sul potere e sulla propaganda mediatica monopolistica. Serve una omologazione totale dei mass-media agli interessi berlusconiani, anche personali.Le proteste di alcuni giornalisti “impegnati”- con la ennesima prossima manifestazione per la “libertà di informazione”(19 sett.)- non risolve i problemi ideologici e strutturali del sistema comunicativo italiano.
Non mette neppure in discussione il doppio e collegato monopolio dei giornalisti sulla “informazione” e di pochi leader di partito sulla “politica” , nè sulla lottizzazione partitica (leaderistica) dello Stato.
L’avvento della TV digitale terrestre- per il modo come viene introdotta- accentua i caratteri anticostitu-zionali, monopolistici e propagandistici del sistema informativo e comunicativo italiano.
Si veda al riguardo il rapporto pubblicato sul sito DAC : www.webalice.it/enricogiardino).
In ogni caso, il ruolo dello Stato e delle Regioni su queste materie rimane assente o marginale.
Proprio l’avvento della TV digitale deve essere l’occasione per rivendicare un sistema informativo e comunicativo coerente con la nostra Costituzione e con le sentenze costituzionali , finora disattese.A questo proposito servono, a mio avviso, due tipi di interventi collegati.
Il primo riguarda la politica e le Istituzioni : servono gruppi di iniziativa- nazionali e regionali – capaci di proporre azioni di opposizione e di alternativa rispetto alla prassi dominanti. Il tessuto di mobilitazione deve essere costituito da associazioni, sindacati di base, partiti, lavoratori del settore, intellettuali critici.
Proposte in questo senso si trovano sul sito DAC già indicato sopra.
Il secondo intervento riguarda la cultura comunicativa di massa, cioè i diritti comunicativi negati alle forze sociali, politiche e culturali da parte dei monopoli della informazione e della politica.
Qui servono azioni di informazione-formazione critica rivolte a tutti gli strati e sedi della società : scuole, aziende, istituzioni, biblioteche, quartieri. Esse debbono indicare i percorsi di opposizione e di azione diretta- individuali e collettivi- contro la manipolazione mediatica, la disinformazione, la propaganda oligarchica.
La difesa ed il rilancio del servizio pubblico radiotelevisivo nazionale (RAI riformata) e del servizio radiotelevisivo comunitario è parte integrante di questa strategia innovativa (proposte DAC).
Qui il corso DAC tenuto presso la biblioteca Basaglia di Roma, e riportato sul sito DAC, offre un esempioconcreto di ciò che cittadini , politici e sindacalisti debbono sapere e valutare.
Com’è noto- e come viene perfino riconosciuto - nulla di tutto questo è stato fatto in questi decenni, né dai governi di centro-sinistra è dagli stessi partiti di “sinistra” o dai sindacati confederali.
Solo lamentazioni continue- anche ipocrite- oppure autoflagellazioni grottesche che accampano da decenni scuse di ritardi, che però non vengono mai colmati da chi dovrebbe avere interesse a farlo.
Il risultato di tutto ciò è il suicidio progressivo della sinistra italiana e delle forze sane del Paese, ormai emarginate e neutralizzate da corrotti lestofanti, bancarottieri, ignoranti e speculatori di ogni risma.
Roma 4 settembre 2009