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Il vertice mondiale FAO sull’alimentazione (Roma 3-5 giugno 2008)
nota di mobilitazione di E. Giardino – www.webalice.it/enricogiardino)
Conseguenze di questo scempio monopolistico sono :
- l’aumento vertiginoso dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità , più che triplicati dal 1990 (nei primi 3 mesi del 2008, + 53%). Un aumento insostenibile non solo per gli abitanti dei Paesi impoveriti, ma anche per quelli del mondo industrializzato e sfruttatore. Un aumento dovuto ad una serie di fattori analizzati in dettaglio nel rapporto della FAO.Tra questi la speculazione finanziaria e l’uso delle risorse alimentari (mais, oli vegetali, ecc.) per produrre combustibili da trazione (bio o agro-combustibili). Una produzione dissennata che antepone la mobilità privata alla vita delle persone, che consuma acqua, che inquina, che ha un basso rendimento (tonnellate di vegetali per pochi barili di etanolo), che non risolve la dipendenza dal petrolio (il cui costo aumenta vertiginosamente). Una produzione anche “anti-economica” che perciò viene foraggiata con sussidi pubblici;
- La riduzione di terre coltivabili per alimenti, con la sparizione dei piccoli coltivatori (sono 400 ml sul pianeta) e l’aumento di produzioni industriali geneticamente modificate (OGM);
- la modificazione irreversibile della stabilità ambientale con disastri ecologici crescenti.
- la speculazione finanziaria crescente sulle risorse vitali del pianeta e sui costi di accesso ad esse.
Con ciò violando specifiche direttive europee : n. 2003/4/CE sull’informazione dovuta ai cittadini e n. 2003/35/CE sulla partecipazione popolare alle scelte ambientali ed energetiche.Una violazione ormai invalsa , come dimostra la sporca faccenda delle frequenze radiotelevisive.
Le falsità, i silenzi e le manipolazioni dei grandi mass-media rispetto a tali enormi problemi universali ed epocali non potranno durare a lungo né avere lunga impunità. Le ricadute di questi flagelli umanitari saranno drammatiche per tutti, non solo per i popoli più poveri e sfruttati.Né i governati possono pensare di schiacciare, con le guerre coloniali e con la repressione, i diritti e le esigenze vitali di milioni e milioni di persone di questo nostro pianeta.
Comunicare508
La comunicazione Bene comune, fondamento di democrazia e di conoscenza
Ing. Enrico Giardino –forum DAC (Diritto A Comunicare) - www.webalice.it/enricogiardino
1.La comunicazione è la base ed il fondamento :
- dei rapporti umani e sociali: cioè degli esseri viventi tra loro e con l’ambiente circostante
- delle conoscenze delle persone , delle società e dei popoli
- dei rapporti politici, associativi e decisionali di livello internazionale, nazionale e locale
- del rapporto tra realtà e fatti e loro rappresentazione mediatica (virtuale)
- del significato - reale o “distorto”- dei concetti , delle parole e delle immagini trasmesse.
Dai contenuti e dai modi del comunicare derivano specifiche reazioni e comportamenti, individuali e collettivi, che possono essere coscienti ovvero pilotati da chi controlla i messaggi.
Per es., da una comunicazione di massa propagandistica, verticistica , menzognera o fuorviante derivano idee, reazioni, conoscenze e comportamenti irrazionali, aberranti e dannosi. Essa influisce negativamente
sul senso comune, sul rapporto Istituzioni- società, sulla rappresentanza politica e sindacale, negando alla radice l’esercizio della sovranità popolare, cardine della nostra democrazia costituzionale.
2. Nel rapporto tra governanti e governati la comunicazione di massa è il presupposto di ogni partecipazione popolare cosciente nelle scelte politiche, nelle realizzazioni e nelle loro conseguenze sociali (controllo popolare). In particolare, le scelte elettorali e politiche sono largamente influenzate dai mass-media. Politica e mass media formano ormai formano un unico blocco di potere, dal quale deriva visibilità, consenso, danaro , potere personale e di “squadra”. Perfino Al Gore- lanciando la sua TV satellite/ internet- denuncia le menzogne epocali dei grandi mass-media (come quella sulla strage dell’ 11-9-2001).Per tutte queste ragioni la comunicazione deve essere gestita come bene comune e come “servizio pubblico essenziale” non monopolizzabile, ai sensi dell’art. 43 nella nostra costituzione.Dobbiamo perciò rivendicare che la COMUNICAZIONE sia disciplinata come 4^ potere costituzionale, al servizio della sovranità popolare delegata e del controllo popolare degli altri tre poteri istituzionali : legislativo, esecutivo e giudiziario (proposta del forum DAC)
- riducendo la comunicazione – che è scambio paritetico di messaggi tra soggetti diversi –a “informazione” unidirezionale gestita dal monopolio dei giornalisti, al servizio dei poteri forti ;
- negando il diritto a comunicare , cioè di ricevere e trasmettere messaggi significativi e completi tra individui e testimoni non condizionati.
Si tratta di un diritto primario inalienabile, dal quale ogni altro diritto discende. Nel mondo moderno chi non sa o non può comunicare, semplicemente non esiste. Un diritto che è sancito dall’UNESCO (1984) e dalla nostra Costituzione (art. 21). Un diritto tecnicamente praticabile per l’enorme sviluppo delle tecnologie comunicative. Giuridicamente fondato perché sono i cittadini-utenti che sostengono il sistema comunicativo, con il loro danaro e con il loro tempo. La negazione di questo diritto da parte dei poteri forti e dei monopolisti della politica (partiti) e della “informazione “ (giornalisti), risulta poi agevolata in quanto i soggetti esclusi e le vittime delle loro manipolazioni non rivendicano il diritto a comunicare.
- l’assenza di un forte e qualificato servizio pubblico radiotelevisivo e comunitario, qui lottizzato e privatizzato dai partiti che contano e dai poteri privati che li sostengono ;
- l’accentramento in una sola persona (Berlusconi) di poteri politici, economici e comunicativi
- il dominio di una ideologia mercantile e privatistica che investe ogni aspetto della vita pubblica ed ogni servizio pubblico, incluso quello comunicativo;
- la privatizzazione- occupazione partitica dello Stato , delle sue funzioni istituzionali e dei servizi pubblici di ogni tipo (trasporti, energia, comunicazione, ecc.).Tutte le denunce di REPORT (RAI3) - unica trasmissione di inchiesta del panorama televisivo – hanno questa radice comune : l’ asservimento dello Stato ad interessi privati, con la dissoluzione del ruolo istituzionale di pianificazione e controllo dei processi produttivi, distributivi e di consumo.
Ciò in violazione dell’art. 41 della Costituzione : “l’iniziativa privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà,alla dignità umana. La legge determina programmi e controlli opportuni perchè l’attività pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
- si ridurrebbe fortemente il peso dei messaggi propagandistici, falsi e devianti dei monopolisti dell’etere e della carta stampata sui cittadini- utenti;
- si consentirebbe la conoscenza della realtà e la partecipazione attiva dei cittadini . La lettura corretta dei processi politici e mediatici darebbe alla società tutt’altra consapevolezza ;
- si riporterebbe il sistema informativo e comunicativo al rispetto della Costituzione e delle sentenze costituzionali tradite. L’ Unione europea ha avviato una procedura sanzionatoria pesante rispetto alla situazione televisiva italiana, perfino rispetto alla libera concorrenza di matrice liberale;
- si impedirebbe la censura che i poteri forti esercitano quotidianamente sui giornalisti, attuali monopolisti privilegiati della “informazione”. Il potere può controllare una “casta asservita e consenziente”, non milioni di comunicatori indipendenti, non identificabili a priori.
- Gli slogan fasulli, le parole e le immagini manipolate dall’alto dovrebbero fare i conti con una serie di messaggi qualificati e significativi, provenienti dal “basso” e da soggetti impegnati. Quindi una estensione
ai messaggi radiodiffusi di quanto già avviene oggi su Internet (comunicazione orizzontale non pilotabile).
Tali proposte - come si può vedere dal libro “Diritto a comunicare e sovranità popolare” (ed. Frilli 2003) e dal sito : www.webalice.it/enricogiardino - sono fondate sul diritto a comunicare sancito dall’UNESCO nel 1984 e sull’impianto della nostra Costituzione. Per capirle in dettaglio serve una conoscenza del sistema; conoscenza che né la scuola né i mass-media forniscono, non a caso . In sintesi prevedono :
- comunicazione come bene comune e 4^ potere istituzionale al servizio della sovranità popolare
- drastica riforma del sistema elettorale e del suo rapporto con i mass-media
- ruolo di pianificazione e di ripartizione delle risorse comunicative dello Stato e delle Regioni
- riassetto di garanzia costituzionale del sistema comunicativo e di quello radiotelevisivo ;
- Carta dei diritti comunicativi di popoli, cittadini ed operatori della comunicazione ;
- statuto di autonomia editoriale e gestionale della RAI, servizio pubblico rifondato ;
- norme penali contro la lottizzazione governativa e partitica della RAI ;
- forte rilancio del pluralismo e della qualità dei programmi e dei servizi comunicativi ;
- tutela giuridica dell’autonomia professionale ed espressiva di tutti gli operatori comunicativi ;
I padroni- editori, le multinazionali, i partiti che contano, i giornalisti nostrani, hanno scarso interesse a modificare la situazione anticostituzionale, antisociale ed antipopolare che, a parole, denunciano.
Tutti i giornalisti vogliono mantenere il loro comodo monopolio : anche quelli che strillano di più, chiedono in sostanza di non essere discriminati nel teatrino mediatico, che deve poter ospitare tutti i giornalisti.
Dunque una vertenza “sindacale” di categoria, sotto lo slogan “libertà di informazione”. Un concetto oligarchico ed anacronistico, come ha stabilito l’Unesco nel 1984, antitesi del “diritto a comunicare”.
Il potere politico,economico e mediatico di monopolisti - come Mediaset (Berlusconi) e SKY (Murdock)- è cresciuto enormemente in questi anni, grazie proprio al loro impero mediatico. Le proposte dei governanti di turno o di qualche leader (Veltroni, Di Pietro) sono subalterne, evasive e criticabili (sito DAC)
Il programma elettorale di Prodi (2006) aveva recepito alcuni dei concetti qui esposti (Comunicazione come Bene comune, diritto a comunicare, ecc.), ma il suo governo ha poi tradito ed eluso questi impegni, provocando delusione ed indignazione nei suoi stessi elettori, con le conseguenze che sappiamo.
Anche le proposte di Beppe Grillo- lanciate con enfasi dal comico nel suo recente V2-day – sono deboli , contraddittorie e discutibili (sito DAC). Ovviamente tutti i “conservatori interessati ” bollano le proposte di trasformazione necessarie come “utopistiche e velleitarie”.
Roma 15 maggio 2008