Radiodab08
La radiofonia digitale DAB
(Nota di Enrico Giardino – www.webalice.it/enricogiardino)
E’ noto che la radiodiffusione digitale da satellite è già operativa da anni, sia per la TV che per la radio (canali audio aggiunti – mediante sottoportanti - al segnale principale video). E tuttavia gli attuali ricevitori domestici sono ancora analogici , sia per la TV che per la radiofonia. E’ il decoder SAT che realizza la trasformazione finale da digitale ad analogico.
Gli attuali ricevitori radiofonici FM- fissi o portatili- sono analogici con sintonia digitale delle stazioni ; una funzione decisiva in Italia , dato il caos dell’etere nella radiofonia FM. Costano poco e forniscono una buona qualità tecnica di ascolto, fatte salve le interferenze indebite.Perché allora un ascoltatore dovrebbe acquistare un ricevitore radiofonico tutto digitale, secondo lo standard DAB (digital audio broadcasting) , certo più costoso ? Qual’è il valore aggiunto che lo può spingere ad una simile spesa ? Inoltre- anche se sta o si muove nell’area servita dal nuovo servizio- dove può comprare ricevitori di questo nuovo tipo ?
Il passaggio dalla radiofonia AM a quella FM comportava un significativo incremento di qualità, eppure ci sono voluti decenni perché la tecnica FM si affermasse. Ancora oggi i ricevitori in commercio ricevono sia i programmi in FM che in AM. Si dovrà fare altrettanto per il passaggio FM-DAB , dotando il ricevitore di una doppia funzione ricettiva.Per la TV digitale terrestre si stanno introducendo significativi miglioramenti della qualità offerta :16:9, alta definizione, schermi piatti di grandi dimensioni , a prezzi non proibitivi.
Tutto ciò non riguarda la radiofonia DAB, dove il vantaggio più significativo sta nella possibilità di trasmettere su un singolo canale analogico più programmi digitali contemporanei. Un vantaggio che riguarda semmai i radiodiffusori ammessi, più che l’utente finale.
Ecco dunque le prime buone e decisive ragioni per essere cauti nel mitizzare novità prossime venture.
Per quanto ne so, in Europa è la Svizzera che ha introdotto le tecniche DAB da qualche tempo, bisognerebbe indagare per capire con quali risultati effettivi.
Ma ci sono altre ragioni che rendono – a mio avviso- ancora più lenta la trasformazione analogico-digitale.
Le radio italiane più importanti e più forti economicamente, trasmettendo in FM con forti potenze e senza interferenze, realizzano un vistoso vantaggio di qualità tecnica rispetto alle radio minori.Un vantaggio decisivo in termini di ascolto e di introiti pubblicitari.
Il passaggio al digitale comporta una trasmissione più omogenea e paritaria in termini di qualità tecnica. Inoltre moltiplica per 4 volte (o più) i radiodiffusori che possono trasmettere su ogni canale FM, quindi moltiplica la “concorrenza”. Un evento – sempre invocato a parole- ma sempre banditonella realtà dalla imprenditoria italiana. Né i governi vogliono inimicarsi i gestori più forti.
Vi sarebbe anche un problema politico di non poco conto : in Italia – a differenza di ogni altro Paese del mondo - il piano di assegnazione delle frequenze radiofoniche FM non è mai stato definito. Su queste stesse frequenze devono operare le emittenti radiofoniche DAB, per cui ne potrebbe nascere un contenzioso che il Governo non saprebbe dipanare (per la sua colpevole e voluta inerzia di questi decenni).
L’industria audiovisiva coreana- proprio per offrire agli acquirenti di ricevitori digitali un valore aggiunto “visibile” sta spingendo per un nuovo standard, DMB (digital multimedia broadcasting).
Uno standard- evoluzione del DAB- che consente la trasmissione e la ricezione di segnali e servizi aggiuntivi, associati all’audio principale. Si tratta di immagini e di dati associati all’audio, ricevibili su apparati tascabili di piccole dimensioni, dotati di un piccolo schermo video. Una tecnica che si avvicina a quella usata nelle telefonia cellulare mobile (DVB-H= handheld) o nei “palmari” (PC multimediali di piccole dimensioni , poco più grandi dei telefoni cellulari multimediali di ultima generazione).Come si comprende da queste brevi note- che intendono suscitare un dibattito più responsabile sul passaggio analogico-digitale terrestre – i fattori da valutare sono molteplici, perciò la cautela è d’obbligo.Ritorna anche qui il tema di fondo della pianificazione istituzionale delle innovazioni tecnologiche.Una pianificazione che – valutati tutti i fattori connessi con questa innovazione- definisca modi e tempi di introduzione dei relativi servizi, sulla base degli interessi e delle disponibilità dei cittadini –utenti.
Sono questi interessi e queste disponibilità concrete che determinano il successo di un servizio innovativo, non gli slogan dei propagandisti o i decreti-legge del governo o i sussidi governativi dei contribuenti.Una verità lapalissiana che i nostri (im)prenditori possono fingere di ignorare, perché sanno di poter contare su decreti e sussidi nonchè sugli investimenti-traino della RAI lottizzata dal governo e dai partiti.
Una RAI- che come per il digitale terrestre TV - ridiventa “pubblica e benefica”, in ossequio agli oneri di comodo che i governanti pretendono. Quegli stessi governanti che ogni giorno vogliono toglierle qualcosa : chi gli addetti, chi le reti, chi la pubblicità, chi il canone (non la sua evasione).
In questi giorni, i grandi mass-media – mentre vige una colossale evasione di canone- stanno attaccando la RAI perché esige con “arroganza” canoni ingiusti da utenti “vessati”. Come se il “canone RAI”- il più basso d’Europa ed una bazzecola rispetto ai canoni SKY e Mediaset – non fosse un tributo che lo Stato italiano fissa per decreto , cedendone gran parte alla RAI , per un motivo molto semplice : in cambio del suo limite pubblicitario, non riferito all’ascolto, ma agli interessi di… Berlusconi. Il cavaliere – presidente perderebbe miliardi de miliardi di pubblicità se questa fosse riferita agli ascolti realizzati, invece che all’arbitrio dei berlusconidi e dei suoi pseudo - antagonisti.
Noi cittadini – utenti,contribuenti e consumatori- abbiamo in primo luogo interesse ad avere programmi e servizi migliori , nei contenuti, più che nelle tecniche (peraltro equivalenti).Abbiamo il diritto costituzionale di avere sistemi radiotelevisivi pluralistici : perciò le nuove tecnologie digitali debbono garantire che soggetti diversi - e gli stessi utenti – possano accedere alla comunicazione di massa. Abbiamo interesse che i nuovi standard - per un periodo lungo ed adeguato- coesistano con i precedenti, in modo che l’innovazione sia una scelta consapevole, non un sopruso.Di questo si dovrebbero preoccupare i nostri governanti, nell’interesse del Paese e della stessa industria.
Se la radiofonia digitale DAB trova difficoltà nel Regno unito, dove la radiofonia locale è molto più forte e radicata, dove la pianificazione istituzionale esiste, allora dobbiamo supporre che qui in Italia il problema potrebbe essere anche più critico.
In ogni caso- in altri Paesi europei- la introduzione di un nuovo servizio è preceduta da un ampio dibattito, istituzionale e sociale, che rappresenta interessi e punti di vista diversi , ma conciliabili.Nulla di tutto questo accade in Italia, dove lobbies ristrette dirigono sempre le operazioni di lancio.
Dipietro0208
Le proposte di Antonio Di Pietro sulla TV italiana
(E. Giardino- forum DAC- www.webalice.it/enricogiardino)
Dopo le elezioni si aprirà il dialogo “costituzionale” Berlusconi –Veltroni , cioè la controriforma costituzionale, elettorale ed istituzionale che dovrà piacere anche a Berlusconi, alle sue TV ed ai suoi compari di cordata (anche condannati ed inquisisti). Che fine farà allora Di Pietro e le sue proposte ?
Ma vediamo- nell’ordine ed in dettaglio- le sue proposte elettorali. Esse si riferiscono solo ad una parte del sistema radiotelevisivo italiano - le TV terrestri analogiche in chiaro - e ad una parte del sistema comunicativo integrato : l’editoria dei quotidiani a stampa. Egli non considera la diffusione digitale, terrestre e da satellite, già in atto, né la radiodiffusione a pagamento (SKY e Mediaset).Tali omissioni sono grossolane e discutibili, ma accontentiamoci e ragioniamo su ciò che Di Pietro conosce.
La sentenza costituzionale 420/94 - che spero Di Pietro conosca- ha stabilito che nessuna equiparazione può essere fatta tra servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) e reti private, commerciali o non. Ciò significa che il numero delle reti RAI deve essere fissato in rapporto alle esigenze nazionali –qualitative e quantitative- del Paese , con il vincolo costituzionale dei pluralismi (politici, sociali, culturali, espressivi,ecc.). Poichè si sa quanto costa una TV di qualità e di quantità (es. decentrata su base regionale), si può stabilire quante risorse debbano essere assegnate al servizio pubblico, in termini di danaro, di frequenze, di persone, di mezzi.Una TV decentrata su base regionale- esigenza costituzionale- costa molto, molto più che una TV nazionale. Perchè su 15 concessioni nazionali, la RAI dovrebbe averne solo una e marginale ?
Lo sanno e lo fanno tutti i Paesi europei, il Canada ed altri Paesi del mondo .In Italia , le 3 reti televisive maggiori - sono finanziate dai cittadini- utenti- contribuenti in questo modo :
a)- RAI : da pubblicità limitata + canone annuo, limitato e stabilito dal Governo (cioè dai partiti).
b)- Mediaset e Sky : da pubblicità consistente + canoni di pay TV (molto elevati ed arbitrari).
Perché i cittadini - utenti-consumatori dovrebbero regalare tutta la pubblicità ai privati- che essi pagano su merci e servizi- versando poi un canone annuo alla RAI ; un canone elevato, perché se fosse basso, il servizio pubblico fornirebbe programmi poverissimi,in termini di qualità e di quantità. Il canone RAI, come sappiamo, è soggetto ad una grossa evasione che nessuno persegue, per interesse partitico. Non è vero che se la RAI fosse finanziata dal solo canone, ciò le assicurerebbe “autonomia” dai partiti : essi - lottizzandola e fissandone il canone- la asservirebbero in doppio modo (come oggi accade)La lottizzazione dei partiti nello Stato e nei suoi servizi (RAI inclusa) si combatte con norme penali certe, non con la negazione della pubblicità , che è controllata da monopoli commerciali privati.
Il patrimonio e l'impiantistica RAI -di produzione e trasmissione-sono di proprietà collettiva degli utenti che, per 50 anni, hanno pagato tutto ,con canoni e pubblicità.
Ammettere che la pubblicità commerciale debba orientare e condizionare i messaggi televisivi non è inevitabile, risponde a logiche politiche di ideologia mercantile. Un investitore pubblicitario dei media deve essere solo garantito da rientro monetario del suo investimento. Non deve poter estendere il suo “business monetario” al controllo delle informazioni e dei programmi trasmessi, altrimenti il pluralismo è morto.
In questo quadro, una TV di buona qualità premia gli utenti, i lavoratori del settore e l’investitore pubblicitario.
Sarebbe una misura di rispetto costituzionale che garantirebbe il pluralismo basato su più soggetti privati paritari , non solo commerciali. Una misura che andava assunta oltre 30 anni fa, all’epoca della cosiddetta liberalizzazione dell’etere. Oggi è irrealizzabile, grazie allo strapotere- non solo mediatico - assicurato, da governi diversi e per più di 30 anni - a Berlusconi ed alle sue reti TV. Mediaset sarebbe in grado di organizzare in pochi giorni un referendum popolare abrogativo di una norma così “punitiva”. Lo ha già fatto anni fa , per difendere i “puffi” di rete 4 a furor di popolo.
Affinché il sistema televisivo sia PLURALISTA – come recitano tutte le sentenze costituzionali dal 1974 ad oggi – occorre assicurare il DIRITTO A COMUNICARE a tipologie diverse del mondo privato.Invece il privato è oggi inteso solo come COMMERCIALE. Esistono soggetti privati che hanno altre logiche, altre culture ed altre finalità comunicative : di interesse sociale, culturale e politico. Il monopolio tutto “commerciale” deriva dal fatto che la pubblicità, risorsa strategica collettiva del sistema, pur pagata dai cittadini-utenti , viene trattata come bene privato dei monopolisti mediatici e politici.In questo modo, il sistema mediatico diventa inevitabilmente monopolistico e tutto commerciale nonostante gli auspici ipocriti dei nostri governanti di diverso colore. (pseudo- inno al pluralismo).
Invece uno Stato costituzionale, che cura gli interessi nazionali, pianifica e ripartisce le risorse mediatiche - tra le quali la pubblicità – in modo tale da garantire il pluralismo costituzionale su tutti i mass-media.
Le tecniche digitali di trasmissione consentono oggi di moltiplicare per 4 i canali emessi da una singola radiofrequenza : ciò significa che le limitazioni del pluralismo sono politiche e legislative, non tecniche.
Il nodo è quindi quello di individuare i soggetti privati di interesse nazionale ed assegnare a ciascuno di essiun canale TV- nazionale o regionale –con i mezzi necessari ad alimentarlo. Così facendo si moltiplica la creatività e la produzione competitiva di sistema, con ricadute economiche ed occupazionali, oggi assenti.
E’ un diritto “proprietario” elementare che deriva da una appropriazione indebita continuata e protetta. Un diritto, sancito anche dalla recente sentenza della Corte europea, che andrebbe eseguito senza indugio.Una operazione da assegnare alla polizia postale, non alle ipocrisie di partito e di governo.
Lo scandalo del fiume di danaro pubblico che va ai periodici commerciali privati - laici e cattolici - a quelli di partito e di “clan”, grida vendetta, soprattutto se attuato mentre si reclamizza il “libero mercato”.
E tuttavia, l’editoria non comprende solo questi prodotti di monopolio e di clan, già imbottiti di pubblicità , di privilegi e di favori (non casuali). L’editoria è fatta anche di libri, di pubblicazioni di utilità sociale e comunitaria, di valore culturale, artistico , scientifico e didattico. Questo tipo di pubblicazioni “no profit”, senza la pubblicità commerciale gestita dai monopoli commerciali e senza visibilità mediatica , rischia di scomparire, soffocata dai mass-media commerciali, sempre più omologati, squallidi e devianti.Uno Stato evoluto e lungimirante deve offrire un qualche sostegno alle vittime del massacro mercantile.
I costi di una simile operazione di “tutela sociale e culturale” sono infinitamente inferiori a quelli che oggi riguardano le pubblicazioni commerciali , di partito , clericali e di clan.
Un sostegno pubblico di peso riguarda già il cinema ; perché non anche l’editoria “no profit” ?
Con l’occasione ribadisco che – a mio avviso- la sinistra arcobalemo deve al più presto costruire una sua posizione di rispetto costituzionale sulla materia dei diritti comunicativi e del riassetto del sistema integrato della comunicazione. In difetto, rimarrà subalterna alle sortite più fantasiose e più “accattivanti” dei leader egemoni, con i quali si confonderà sempre più agli occhi degli elettori.
Letteraele08
Ai compagni ed agli elettori della sinistra
La scelta elettorale del partito democratico offre le condizioni affinché la sinistra unita possa marcare la sua differente identità, nello stile politico e nei contenuti programmatici.La legge elettorale è una “porcata” anticostituzionale e truffaldina che irride la sovranità popolare, al punto di negare perfino la scelta dei candidati. Ma proprio per questo- e nonostante ciò- la sinistra arcobaleno può marcare la sua differenza, prima,durante e dopo le elezioni, a livello nazionale e locale.
Prima delle elezioni, definendo un programma con opzioni vincolanti e misurabili, alle quali vengano associati candidati credibili, espressi non solo dai partiti. Candidati che devono avere spazi mediatici paritetitici prima, durante e dopo le elezioni. Se eletti- al governo o all’opposizione- devono garantire il rispetto delle opzioni programmatiche di loro competenza, a pena di decadenza, nel caso in cui violino il mandato popolare ricevuto.
Dopo le elezioni gli eletti della sinistra debbono difendere e rilanciare la Costituzione, impedire la lottizzazione dello Stato- delle sue funzioni e delle sue risorse –lottare per il mandato elettorale ricevuto.Debbono avere pari dignità e pari visibilità mediatica, quale che sia il loro percorso politico. Debbono essere revocati, se violano il patto elettorale e programmatico o se danneggiano la sinistra.Per questo serve una autorità di garanzia della sinistra dotata di reali poteri di controllo.
La federazione dei partiti e dei movimenti della sinistra deve funzionare come una rete comunicante ed includente che- nel rispetto dell’autonomia dei soggetti componenti – porta a sintesi le loro proposte e le diffonde dentro e fuori i confini della federazione stessa.
Solo una sinistra unita che si oppone – più o meno radicalmente- alle logiche del neoliberismo imperialista può avanzare proposte di liberazione – popolari e credibili - lottando per attuarle.
Tutti gli altri partiti della borghesia – di centro o di destra- sostengono le oligarchie clericali e capitaliste, comunque etichettate, che nulla hanno da offrire ai popoli ,ai lavoratori, ai giovani, ai deboli del mondo.Le loro ricette- comunque camuffate- inducono solo danni crescenti ed irreversibili all’umanità ed al pianeta terra, mediante guerre disumane, distruzione ambientale, speculazione , corruzione e malaffare.
Perciò i partiti della borghesia imperialista e clericale- se mai fanno promesse elettorali- sanno bene che nulla accadrà loro se non le rispetteranno, come accade da sempre. Infatti il mandato popolare non è mai stato vincolante né per i partiti né per gli eletti. In ogni caso , impongono una squallida truffa elettorale ed una martellante propaganda mediatica, tutta bipolare ed oligarchica.Da qui le ragioni del “non voto” e del ripudio crescente verso i partiti che eludono i problemi reali, che lottizzano lo Stato, le sue funzioni e le sue risorse, ingannando i cittadini- elettori.
La “stabilità” , la “governabilità” e gli altri slogan fasulli delle oligarchie dominanti vanno sconfessati.Un governo sarà stabile, longevo e forte solo quando farà gli interessi della maggioranza onesta del paese.
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Europa7UE
(nota di E. Giardino – forum DAC)
Come si può ascoltare dallo spot video di questa emittente- unico caso al mondo di concessionaria senza frequenze di emissione- Europa 7 dal 28-7- 1999 è titolare di una concessione televisiva nazionale rilasciata dal Ministero delle comunicazioni italiane. Una concessione-burla perché le relative frequenze di emissione non le sono mai state concesse, per un motivo molto semplice : erano – e sono- usate illegalmente da rete 4
(Mediaset – Berlusconi), che non ha mai ottenuto la concessione a trasmettere. Una colossale appropriazione indebita che in qualsiasi Paese ,con un minimo di legalità, avrebbe comportato una dura sanzione contro RETE 4 con il trasferimento delle frequenze di emissione al legittimo concessionario.
Ma il nostro è una Paese –berlusconizzato fin dagli anni ’80 (Craxi) : perciò leggi e governi di colore diverso hanno sempre protetto il cavaliere , il suo impero mediatico e le sue reti TV (terrestri e da satellite).
Per proteggerlo hanno dovuto anche “beffare” la Corte costituzionale italiana a più riprese : dopo una serie di rinvii pretestuosi, la Corte aveva fissato al 31-12-2003 il termine ultimo entro il quale RETE4 doveva liberare le radiofrequenze terrestri occupate illegalmente e trasferirsi sul satellite o su cavo.
Ma il governo Berlusconi ed il suo Ministro Gasparri hanno cancellato questo termine, prorogandolo , di fatto, a tempo indeterminato. Il decreto–legge 352/03 -fatto ad hoc per rete4 - e la successiva legge 112/2004, prorogavano le trasmissioni terrestri di RETE4 fino alla “attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la TV digitale terrestre” (un piano futuro dai tempi incerti).
Contro questo scandalo- denunciato con larga risonanza - il centro sinistra aveva messo nelle priorità del suo programma l’ abrogazione delle leggi berlusconiane e la risoluzione del “conflitto di interesse”.Ma nulla è stato fatto : anzi il governo italiano, convocato dalla Unione europea su istanza di Europa 7 , ha avallato esplicitamente la legge Gasparri e cioè la truffa delle radiofrequenze ai danni di Europa7.
Un assurdo nell’assurdo : un governo “non berlusconiano” che nega a Europa7 il diritto di trasmissione che esso stesso aveva rilasciato al gestore truffato !!.
Ma il governo Prodi ed il suo Ministro Gentiloni hanno fatto altro : in un disegno di legge- peraltro mai discusso in Parlamento- hanno equiparato le sorti future di RETE4 con quelle della RAI (!?), con ciò violando un’altra sentenza costituzionale- la 420 /94 - che vieta ogni equiparazione tra servizio radio-televisivo pubblico e reti commerciali private. Gentiloni si è inventano un “disarmo bilanciato” di Mediaset e RAI , in modo che il trasferimento di rete4 sul satellite diventasse ancora più effimero e disastroso per noi.
Dentro questa palude anticostituzionale ed illegale Europa7 ha lanciato le sue istanze politiche e giudiziarie.
Ma - nonostante l’ovvietà della truffa- nessuno dei tanti costosi organismi di garanzia italiani ha ritenuto di intervenire. Il Consiglio di Stato , interessato della faccenda, non si è ancora pronunciato : ha rinviato la “palla” (ed una serie di quesiti, anche astrusi e dilatori ) alla Corte di giustizia europea.Con la sua sentenza del 31-1-08 essa risponde al Consiglio di Stato italiano rimettendogli la responsabilità di decidere in materia. Nel merito della questione, la Corte di giustizia europea ribadisce che - la situazione italiana configge – quindi viola- i criteri, le norme e le direttive europee . Esse sono ispirate ad obiettivi di interesse generale ed a criteri “obiettivi, trasparenti,non discriminatori e proporzionati”.
In sostanza la Corte UE dà ragione ad Europa 7 e pone le basi giuridiche per un analogo pronunciamento della Giustizia italiana, anche con un risarcimento dei danni subiti da Europa7.Dunque una sentenza che condanna la politica ultradecennale dei governi italiani - neppure in nome del pluralismo – ma in nome dei diritti liberali di impresa e di concorrenza.
Una sentenza di 17 pagine, scritta in “giuridichese”, viene letta da pochissimi, perciò nessuno la commenta per intero. Si rimane al titolo, sul quale cadono gli slogan di comodo di politici che non l’hanno letta.
Berlusconi ed i suoi fans hanno subito dichiarato , con la solita faccia tosta “ nulla cambia e nessun rischio per rete4”. L’affermazione è cinica ma realistica, per una serie di motivi “ignobili” : la sentenza della Corte europea non ingiunge nulla di diretto e di immediato, rinvia al Consiglio di Stato. Inoltre le sentenze di questo organo amministrativo - quando pure favorevoli ad Europa 7- non hanno effetti diretti.
In secondo luogo, nessun governo- quand’anche “non berlusconiano” - vorrà recare offesa al cavaliere, interlocutore principale del PD di Veltroni per le (contro) riforme costituzionali e la “nuova” legge elettorale.
Prodi è caduto e - con molta probabilità – sarà sostituito dallo stesso Berlusconi. Se dovesse servire, la potenza mediatica di Berlusconi neutralizzerebbe ogni velleità legalitaria.
Il PD e i gentiloniani hanno tutto l’interesse a glissare sulla questione, tanto più che non hanno impegni di governo e vogliono “flirtare” con Berlusconi in piena serenità consociativa.
Così arriva solo qualche voce isolata che - per obbligo di facciata - rilancia il progetto di legge Gentiloni, come se questo rendesse giustizia ad Europa 7 o alla Corte UE. Al contrario, quel progetto associa le sorti future di rete4 a quelle di una rete RAI, ribadendo il carattere monopolistico del sistema italiano.
I partiti della sinistra italiana tacciono e non hanno proposte alternative da fare. Solo Grillo e Di Pietro hanno espresso solidarietà ad Europa 7.
La Corte costituzionale, pur beffata più volte, tace e rimane impotente, come ogni altro giudice.Eppure chi -per fame- ruba qualche mela finisce subito in galera.
Nessuno sembra più rivendicare un sistema comunicativo pluralista, invece che monopolista.
Perfino l’Europa delle banche e del neoliberismo trova “illiberale” la politica radiotelevisiva dei governi italiani di questi anni. Ma ciò non indigna nessuno dei tantissimi liberisti nostrani. Anzi , è “La casa delle libertà” che gestisce- impunita e da monopolista- la truffa decennale delle radiofrequenze. Le dinamiche di questi giorni allontanano ogni speranza di legalità e di giustizia, e non solo in questo campo.
Perciò la vicenda di Europa7 è anche uno scandalo per la legalità italiana e per quella europea. Non saranno certo i compari consociativi Berlusconi&Veltroni a introdurre legalità e giustizia , qui o altrove.Prodi e Gentiloni hanno già dichiarato in pubblico la loro “impotenza”, in questo come in altri settori.
In ultima analisi, sono i cittadini coscienti che possono “spegnere” rete4 boicottandone l’ascolto e lottando per rifondare il sistema comunicativo italiano. Lo stesso possono fare- con il voto – contro Berlusconi e contro chi lo copre e lo sostiene, ben oltre i confini della “Casa delle libertà”.
Roma 2 gennaio 2008
Regime108
nota di E. Giardino- forum DAC
a)- quello di uno Stato laico capitalista di democrazia parlamentare ;
b)- quello di un Stato autoritario, oligarchico, teocratico e repressivo (dittatoriale);
c)- quello che stiamo vivendo oggi qui in Italia e le dinamiche che lo caratterizzano.
la prima mossa è quella di mettere in soffitta la Carta costituzionale , i suoi valori e le sue norme (fatto !); se serve, riscrivendola (si sta facendo).La seconda è quella di imporre il presidenzialismo - come forma di governo personalizzata (oligarchica) che svuota il parlamento e le assemblee elettive – ed un sistema elettorale “truccato”che porti in Parlamento e negli Enti locali persone di sicura fede .. “ capitalista”.L’attuale sistema elettorale- maggioritario/binario- con sbarramenti va benissimo (purchè alti).
In questo modo i partiti più “combattivi”spariscono, estromessi dalle Istituzioni e dai mass-media. Chi rimane fuori può essere criminalizzato come “terrorista extra-parlamentare”o “utopista” dannoso.Per il sindacato basta assicurare il monopolio alle sigle che condividono le ricette del “neoliberismo”.
La terza è quella di asservire – neutralizzare magistratura e mass-media ed ogni altra funzione di controllo.Di qui la “dissoluzione della RAI” – servizio pubblico “scomodo e non omologato”.Agendo poi sui sindacati “accreditati” si può neutralizzare l’opposizione operaia nelle fabbriche (fatto!).
La quarta mossa- ampiamente realizzata- è quella della lottizzazione partitica (privatizzazione) dello Stato , delle sue funzioni, delle sue risorse pubbliche e dei suoi servizi pubblici. Una volta messo lo Stato nelle mani “sicure” dei partiti che contano, basta assicurare la “impunità permanente” a coloro che lo usano, in modo che esso possa funzionare per le oligarchie dominanti : finanziare le cordate private (anche mafiose), prelevare tasse dai redditi dipendenti, reprimere chi si oppone (dentro e fuori delle Istituzioni).Naturalmente il prelievo fiscale italiano è ingiusto, forte con i deboli, debole con i forti (es. Vaticano).Lo Stato pontificio- da sempre amico dei poteri forti- è per sua natura-struttura, un alleato prezioso.
Dentro questo scenario- ormai evidente- si muovono oggi due “schieramenti “ diversi per sigla, ma affinied alleati sul basamento che tiene in piedi lo scenario: il capitalismo distruttivo, armato e bugiardo, che provoca disastri a catena e, quindi, dissenso crescente. Un dissenso che bisogna reprimere con ogni mezzo.Due schieramenti “elettorali”che – se occorre - non disdegnano di unirsi sotto un unico leader carismatico.
Sulle questioni che contano -le guerre e le armi,il lavoro, la casa, la salute, la comunicazione, la scuola, la laicità, la legalità ,ecc. – i due poli affini sono uniti. Entrambi sono alleati di Bush e del papa di Roma.Le maggioranze parlamentari e quelle popolari sono rovesciate, in dispregio di ogni sovranità popolare.
Non è difficile verificare che lo scenario descritto - che oggi viviamo in Italia - non è molto lontano da quello di uno Stato autoritario ed oligarchico (scenario b), al quale assomiglia sempre più.Ovviamente questa realtà è nascosta da slogan mediatici fuorvianti, da finte polemiche di sigla, dal teatrino mediatico del pluripartitismo, da elezioni truccate, da trucchi ed ipocrisie di ogni genere. Gli slogan più gettonati :democrazia, libertà, governabilità, sicurezza, concorrenza, missioni umanitarie, partecipazione….
Così – paradossalmente, ma non casualmente- nel Paese europeo dove esisteva il più forte movimento operaio ed il più forte partito comunista d’occidente, non solo il comunismo, ma la sinistra rischia di sparire.
E’ invece proprio il socialismo marxista è quello che serve per contrastare e superare l’imperialismo globalizzato : è stato vero ieri per l’URSS, per la Cina , per Cuba.. oggi per l’America latina.Negli USA- come in Italia e nel mondo- governi capitalisti con etichette diverse hanno sempre fallito.Sempre di più dimostrano non avere idee e soluzioni per salvare l’umanità, il pianeta, i valori elementari.
Ma non si esce da questa situazione disastrosa e falsa senza una presa di coscienza collettiva e senza una teoria politica e mediatica autonoma nazionale che, rompendo gli schemi correnti, disegni una alternativa di breve e di medio periodo. Questa ricerca e questa mobilitazione è in corso, ma incontra ostacoli di varia natura. In primo luogo la assenza di un soggetto politico alternativo - marxista, antimperialista, laico, costituzionalista- e di un progetto di alternativa al capitalismo globalizzato.
Lo scrivente è – da decenni- parte attiva di questa ricerca e di questa mobilitazione cosciente., come dimostrano i documenti del sito : www.webalice.it/enricogiardino.
Roma 30 gennaio 2008