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Questo blog tratta le questioni relative ai diritti comunicativi- attivi e passivi- di popoli, cittadini-utenti ed operatori della comunicazione.

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mercoledì, 27 febbraio 2008

Radiodab08

La radiofonia digitale DAB

(Nota di Enrico Giardino – www.webalice.it/enricogiardino)

 Almeno in Italia, di radiofonia si parla pochissimo .Le tecniche digitali stanno invadendo la TV ed anche la radio. E tuttavia- pur essendo stato definito lo standard DAB = digital audio broadcasting nel 1988 – la radiofonia digitale stenta a decollare. Così , ad  es., nel Regno Unito le radio che usano questa tecnica di trasmissione sono in crisi. La mitologia del”nuovo innovativo”si scontra così con la realtà “conservatrice” degli utenti-consumatori. Quali le cause del fenomeno ? Quali i rischi di una  accelerazione infausta ?

In Italia i propagandisti più gettonati mitizzano il rapido e “rivoluzionario” passaggio dalla radiodiffusione terrestre da analogica  a digitale. I nostri governanti- per apparire moderni ed assecondare  gli slogan- mettono scadenze sempre troppo vicine per un simile passaggio, in realtà difficile e rischioso. Prima il Governo Berlusconi con la data del 2008, poi quello Prodi con quella del 2012. Sono realistiche ?
E’ noto che la radiodiffusione digitale da satellite  è già operativa da anni, sia per la TV che per la radio (canali audio aggiunti – mediante sottoportanti - al segnale principale video). E tuttavia gli attuali ricevitori domestici sono ancora analogici , sia per la TV che per la radiofonia. E’ il decoder SAT che realizza la trasformazione finale da digitale ad analogico.

Gli attuali ricevitori radiofonici FM- fissi o portatili- sono analogici con sintonia digitale delle stazioni ; una funzione decisiva in Italia , dato il caos dell’etere nella radiofonia FM. Costano poco e forniscono una buona qualità tecnica di ascolto, fatte salve le interferenze indebite.Perché allora un ascoltatore dovrebbe acquistare un ricevitore radiofonico tutto digitale, secondo lo standard DAB (digital audio broadcasting) , certo più costoso ? Qual’è il valore aggiunto che lo può spingere ad una simile spesa ? Inoltre- anche se sta o si muove nell’area servita dal  nuovo servizio- dove può  comprare ricevitori di questo nuovo tipo ?
Il passaggio dalla radiofonia AM a quella FM comportava un significativo incremento di qualità, eppure ci sono voluti decenni perché la tecnica FM si affermasse. Ancora oggi i ricevitori in commercio ricevono sia i programmi in FM che in AM. Si dovrà fare altrettanto per il passaggio FM-DAB , dotando il ricevitore di una doppia funzione ricettiva.Per la TV digitale terrestre si stanno introducendo significativi miglioramenti della qualità offerta :16:9, alta definizione, schermi piatti di grandi dimensioni , a prezzi non proibitivi.

Tutto ciò non riguarda la radiofonia DAB, dove il vantaggio più significativo  sta nella possibilità di trasmettere su un singolo canale analogico più  programmi digitali contemporanei. Un vantaggio che riguarda  semmai i radiodiffusori ammessi, più che l’utente finale.

Ecco dunque le prime buone e decisive ragioni per essere cauti nel mitizzare novità prossime venture.

Per quanto ne so, in Europa è la Svizzera che ha introdotto le tecniche DAB da qualche tempo, bisognerebbe indagare per capire con quali risultati effettivi.

Ma ci sono altre ragioni che rendono – a mio avviso- ancora più lenta la trasformazione analogico-digitale.

Le radio  italiane più importanti e più forti economicamente, trasmettendo in FM con forti potenze e senza interferenze, realizzano un vistoso vantaggio di qualità tecnica rispetto alle radio minori.Un vantaggio decisivo in termini di ascolto e di introiti pubblicitari.

Il passaggio al digitale comporta una trasmissione più omogenea e paritaria  in termini di qualità tecnica. Inoltre moltiplica per 4 volte (o più)  i radiodiffusori che possono trasmettere su ogni canale FM, quindi moltiplica la “concorrenza”. Un evento – sempre invocato a parole- ma sempre banditonella realtà dalla imprenditoria italiana. Né i governi vogliono inimicarsi i  gestori più forti.

Vi sarebbe anche un problema politico di non poco conto : in Italia – a differenza di ogni altro Paese del mondo - il piano di assegnazione delle frequenze radiofoniche FM non è mai stato definito. Su queste stesse frequenze  devono operare le emittenti radiofoniche DAB, per cui ne potrebbe nascere un contenzioso che il Governo non saprebbe dipanare (per la sua colpevole e voluta  inerzia di questi decenni).

L’industria audiovisiva coreana- proprio per offrire agli acquirenti di ricevitori digitali un valore aggiunto “visibile” sta spingendo per un nuovo standard, DMB (digital multimedia broadcasting).

Uno standard- evoluzione del DAB- che consente la trasmissione e la ricezione di segnali e servizi aggiuntivi, associati all’audio principale. Si tratta di immagini e di dati associati all’audio, ricevibili su apparati tascabili di piccole dimensioni, dotati di un piccolo schermo video. Una tecnica che si avvicina a quella usata nelle telefonia cellulare mobile (DVB-H= handheld) o nei “palmari” (PC  multimediali di piccole dimensioni , poco più grandi dei telefoni cellulari  multimediali di ultima generazione).Come si comprende da queste brevi note- che intendono suscitare un dibattito più responsabile sul passaggio analogico-digitale terrestre – i fattori da valutare sono molteplici, perciò la cautela è d’obbligo.Ritorna anche qui il tema di fondo della pianificazione istituzionale delle innovazioni tecnologiche.Una pianificazione che – valutati  tutti i fattori  connessi con questa innovazione- definisca modi e tempi di introduzione dei relativi servizi, sulla base degli interessi e delle disponibilità dei cittadini –utenti.

Sono questi interessi e queste disponibilità concrete che determinano il successo di un servizio innovativo, non gli slogan dei propagandisti o i decreti-legge del governo o i sussidi governativi dei contribuenti.Una verità lapalissiana che i nostri (im)prenditori possono fingere di ignorare, perché sanno di poter contare su decreti e sussidi nonchè sugli investimenti-traino della RAI lottizzata dal governo e dai partiti.

Una RAI- che come per il digitale terrestre TV - ridiventa “pubblica  e benefica”, in ossequio agli oneri di comodo che i governanti pretendono. Quegli stessi governanti che ogni giorno vogliono toglierle qualcosa : chi gli addetti, chi le reti, chi la pubblicità, chi il canone (non la sua evasione).
In questi giorni, i grandi mass-media – mentre vige una colossale evasione di canone- stanno attaccando la RAI perché esige con “arroganza” canoni ingiusti da utenti “vessati”. Come se il “canone RAI”- il più basso d’Europa ed una bazzecola rispetto ai canoni SKY e Mediaset – non fosse un tributo che lo Stato italiano fissa per decreto , cedendone gran parte alla RAI , per un motivo molto semplice : in cambio del suo limite pubblicitario, non riferito all’ascolto, ma agli interessi di… Berlusconi. Il cavaliere – presidente perderebbe miliardi de miliardi di pubblicità se questa fosse riferita agli ascolti realizzati, invece che all’arbitrio dei berlusconidi e dei suoi pseudo - antagonisti.

Noi cittadini – utenti,contribuenti e consumatori- abbiamo in primo luogo interesse ad avere  programmi e servizi migliori , nei contenuti, più che nelle tecniche (peraltro equivalenti).Abbiamo il diritto costituzionale di avere sistemi radiotelevisivi pluralistici : perciò le nuove tecnologie digitali  debbono garantire che soggetti diversi - e gli stessi utenti – possano accedere alla comunicazione di massa. Abbiamo interesse che i nuovi standard - per un periodo lungo ed adeguato- coesistano con i precedenti, in modo che l’innovazione sia una scelta consapevole, non un sopruso.Di questo si dovrebbero preoccupare i nostri governanti, nell’interesse del Paese e della stessa industria.

Se la radiofonia digitale DAB trova difficoltà nel Regno unito, dove la radiofonia locale è molto più forte  e radicata, dove la pianificazione istituzionale esiste, allora dobbiamo supporre che qui in Italia il problema potrebbe essere anche più critico.

In ogni caso- in altri Paesi europei- la introduzione di un nuovo servizio è preceduta da un ampio dibattito, istituzionale e sociale, che rappresenta interessi  e punti di vista diversi , ma conciliabili.Nulla di tutto questo accade in Italia, dove lobbies ristrette dirigono sempre le operazioni di lancio.

  Roma 26 febbraio 2008

postato da: forumdac alle ore 15:38 | link | commenti
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mercoledì, 20 febbraio 2008

Dipietro0208

Le proposte di Antonio Di Pietro sulla TV italiana

(E. Giardino- forum DAC- www.webalice.it/enricogiardino)

 Le proposte di Di Pietro sulla TV meritano di essere valutate e commentate con rispetto. A prima vista, sembrano  corrette, ma un esame più attento ne mostra limiti e contraddizioni, sia in termini costituzionali che in termini operativi e funzionali. Da qui le considerazioni che seguono.

Mentre l’ Italia dei Valori (IDV) confluisce nel partito di Veltroni (PD),Antonio Di Pietro si preoccupa,comprensibilmente, di marcare la sua identità legalitaria, sia in termini generali che specifici (le TV).Sa che il riassetto televisivo e l’“informazione vera “ è un nodo critico del Paese e propone le sue ricette elettorali .Ammesso che il PD, vincendo le elezioni, vada al governo, la domanda è : potrà/vorrà il partito di Veltroni inimicarsi Berlusconi , seguendo  Di Pietro ?  Per ora- prima delle elezioni-  nulla dice su un tema decisivo e scabroso.
Dopo le elezioni si aprirà il dialogo “costituzionale” Berlusconi –Veltroni , cioè la controriforma costituzionale, elettorale  ed istituzionale che dovrà piacere anche a Berlusconi, alle sue TV ed ai suoi compari di cordata (anche condannati ed inquisisti). Che fine farà allora Di Pietro e le sue proposte ?

Ma vediamo- nell’ordine ed in dettaglio-  le  sue proposte elettorali. Esse si riferiscono solo ad una parte del sistema radiotelevisivo italiano - le TV terrestri analogiche in chiaro - e ad una parte del sistema comunicativo integrato : l’editoria dei quotidiani a stampa. Egli non considera la diffusione digitale, terrestre e da satellite, già in atto, né la radiodiffusione a pagamento (SKY e Mediaset).Tali omissioni sono grossolane e discutibili, ma accontentiamoci e ragioniamo su ciò che Di Pietro conosce.

 1. Alla RAI – sganciata dall’influenza partitica - una sola rete TV finanziata dal solo canone

La sentenza costituzionale 420/94 - che spero Di Pietro conosca- ha stabilito che nessuna equiparazione può essere fatta tra servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) e reti private, commerciali o non. Ciò significa che il numero delle reti RAI  deve essere fissato in rapporto alle esigenze  nazionali –qualitative e quantitative- del Paese , con il vincolo costituzionale dei pluralismi (politici, sociali, culturali, espressivi,ecc.).  Poichè si sa quanto costa una TV di qualità e di quantità (es. decentrata su base regionale), si può stabilire quante risorse debbano essere assegnate al servizio pubblico, in termini di danaro, di frequenze, di persone, di mezzi.Una TV decentrata su base regionale- esigenza costituzionale- costa molto, molto più che una TV nazionale. Perchè su 15 concessioni nazionali, la RAI dovrebbe averne solo una e marginale ?

Lo sanno e lo fanno tutti i Paesi europei, il Canada ed altri Paesi del mondo .In Italia , le 3 reti televisive maggiori - sono finanziate dai cittadini- utenti- contribuenti in questo modo :

a)- RAI : da  pubblicità limitata + canone annuo, limitato e stabilito dal Governo (cioè dai partiti).

b)- Mediaset e Sky  : da pubblicità consistente + canoni di pay TV (molto elevati ed arbitrari).

Perché i cittadini - utenti-consumatori dovrebbero regalare tutta la pubblicità ai privati- che essi pagano su merci e servizi- versando poi un canone annuo alla RAI ; un canone elevato, perché se fosse basso, il servizio pubblico fornirebbe programmi poverissimi,in termini di qualità e di quantità. Il canone RAI, come sappiamo, è soggetto ad una grossa evasione che nessuno persegue, per interesse partitico. Non è  vero che se la RAI fosse finanziata dal solo canone, ciò le assicurerebbe “autonomia” dai partiti : essi - lottizzandola e fissandone il canone- la asservirebbero in doppio modo (come oggi accade)La lottizzazione dei partiti  nello Stato e nei suoi servizi (RAI inclusa) si combatte con norme penali certe, non con la negazione della pubblicità , che è controllata da monopoli commerciali privati.
Il patrimonio e l'impiantistica RAI -di produzione  e trasmissione-sono di proprietà collettiva degli utenti che, per 50 anni, hanno pagato tutto ,con canoni e pubblicità.
Ammettere che la pubblicità commerciale debba orientare e condizionare i messaggi televisivi non è inevitabile, risponde a logiche politiche di ideologia mercantile. Un investitore pubblicitario dei media deve essere solo garantito da rientro monetario del suo investimento. Non deve poter  estendere il suo “business monetario” al controllo delle informazioni e dei programmi trasmessi, altrimenti il pluralismo è morto.

In questo quadro, una TV di buona qualità premia gli utenti, i lavoratori del settore  e  l’investitore pubblicitario.

 2. Una sola rete  TV ad ogni soggetto privato

Nella TV i "privati" non sono  "capitani di impresa che rischiano", sono concessionari di servizi di pubblica utlità, soggetti a vincoli, nell'interesse del Paese.Infattoi usano frequenze che sono bene pubblico limitato e pubblicità pagata dai consumatori.
Sarebbe una misura di rispetto costituzionale che garantirebbe il pluralismo basato su più soggetti privati paritari , non solo commerciali. Una misura che andava assunta oltre 30 anni fa, all’epoca della cosiddetta liberalizzazione dell’etere. Oggi è irrealizzabile, grazie allo strapotere- non solo mediatico - assicurato, da governi diversi e per più di 30 anni - a Berlusconi ed alle sue reti TV. Mediaset sarebbe in grado di organizzare in pochi giorni un referendum popolare abrogativo di una norma così “punitiva”. Lo ha già fatto anni fa , per difendere i “puffi” di rete 4 a furor di popolo. 

Affinché il sistema televisivo sia PLURALISTA – come recitano tutte le sentenze costituzionali dal 1974 ad oggi – occorre assicurare il DIRITTO A COMUNICARE a tipologie diverse del mondo privato.Invece il privato è oggi inteso solo come COMMERCIALE. Esistono soggetti privati che hanno altre logiche, altre culture ed altre finalità comunicative : di interesse sociale, culturale e politico. Il monopolio tutto “commerciale” deriva dal fatto che la pubblicità, risorsa strategica collettiva del sistema, pur pagata dai cittadini-utenti , viene trattata come bene privato dei monopolisti mediatici e politici.In questo modo, il sistema  mediatico diventa inevitabilmente monopolistico e tutto commerciale nonostante gli auspici ipocriti dei nostri governanti di diverso colore. (pseudo- inno al pluralismo).
Invece uno Stato costituzionale, che cura gli interessi nazionali, pianifica e ripartisce le risorse mediatiche - tra le quali la pubblicità – in modo tale da garantire il pluralismo costituzionale su tutti i mass-media.
Le tecniche digitali di trasmissione consentono oggi di moltiplicare per 4 i canali emessi da una singola radiofrequenza : ciò significa che le limitazioni  del pluralismo sono politiche e legislative, non tecniche.

Il nodo è quindi  quello di individuare i soggetti privati di interesse nazionale ed assegnare a ciascuno di essiun canale TV- nazionale o regionale –con i mezzi necessari ad alimentarlo. Così facendo si moltiplica la creatività e la produzione competitiva di sistema, con ricadute economiche ed occupazionali, oggi assenti.

 3. Il trasferimento delle frequenze di rete 4 al legittimo proprietario Europa 7

E’ un diritto “proprietario”  elementare che deriva da una appropriazione indebita continuata e protetta. Un diritto,  sancito anche dalla recente sentenza della Corte europea, che andrebbe eseguito senza indugio.Una operazione da assegnare alla polizia postale, non alle ipocrisie di partito e di governo.

 4. La fine del finanziamento pubblico all’editoria

Lo scandalo del fiume di danaro pubblico che va ai periodici commerciali privati - laici e cattolici - a quelli di partito e di “clan”, grida vendetta, soprattutto se attuato mentre si reclamizza il “libero mercato”.
E tuttavia, l’editoria non comprende solo questi prodotti di monopolio e di clan, già imbottiti di pubblicità , di privilegi e di favori (non casuali). L’editoria è fatta anche di libri, di pubblicazioni di utilità sociale e comunitaria, di valore culturale, artistico , scientifico e didattico. Questo tipo di pubblicazioni “no profit”, senza la pubblicità commerciale gestita dai monopoli commerciali e senza visibilità mediatica , rischia di scomparire, soffocata dai mass-media commerciali, sempre più omologati, squallidi e devianti.Uno Stato evoluto e lungimirante deve offrire un qualche sostegno alle vittime del massacro mercantile.

I costi di una simile operazione di “tutela sociale e culturale” sono infinitamente inferiori a quelli che oggi riguardano le pubblicazioni commerciali , di partito , clericali e di clan.
Un sostegno pubblico di peso riguarda già il cinema ; perché non anche l’editoria “no profit” ?

Penso che le sortite elettorali di Di Pietro non avranno alcuno spazio dopo le elezioni, se non per la ricetta penalizzante che egli vuole imporre al servizio pubblico radiotelevisivo. Ciò sia nel caso che vinca Berlusconi che in quello in cui vinca il duo Veltroni - Di Pietro. Entrambi gli schieramenti vogliono ridimensionare il  ruolo ed il versante “pubblico”, come chiede Confindustria.E tuttavia, mi è sembrato doveroso ed utile per tutti i cittadini italiani in buona fede, valutare le proposte dell’ex magistrato e rivelarne i limiti culturali , costituzionali e politici.

Con l’occasione ribadisco che – a mio avviso- la sinistra arcobalemo deve al più presto costruire una sua posizione di rispetto costituzionale sulla materia dei diritti comunicativi  e del riassetto del sistema integrato della comunicazione. In difetto, rimarrà subalterna alle sortite più fantasiose e più “accattivanti” dei leader egemoni, con i quali si confonderà sempre più agli occhi degli elettori.

  Roma 19 febbraio 2008

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mercoledì, 13 febbraio 2008


Siamo subissati da programmi e servizi comunicativi – sempre più costosi e devianti - che pochi potenti  trasmettono nelle nostre case. Controllare questo enorme flusso unidirezionale di messaggi è sempre più difficile, anche perché sappiamo poco del sistema che li determina.
Manteniamo un sistema costoso e povero - in termini di democrazia  e di qualità - che oscura i  nostri messaggi e quelli di interesse sociale. Non abbiamo conquistato il diritto costituzionale a comunicare, cioè a conoscere ed a partecipare alle scelte che ci riguardano.
Tutto questo non è inevitabile: deriva da scelte politiche dei ceti dominanti che potremo sconfiggere, quando avremo capito come funziona il sistema, dove sta l’inganno e quali siano i possibili percorsi di liberazione.

   Corso di     EDUCAZIONE CRITICA AI PROCESSI COMUNICATIVI  -
                         Comunicazione – Costituzione - Sovranità popolare                 

      Docente e redattore del corso è l’ing. Enrico Giardino del Forum DAC
        www.webalice.it/enricogiardino

Organizzato da:     Ass.ne Cantieri Sociali onlus
Promosso da:     Forum DAC

Corso base:         15 ore
Partecipanti:         30 persone max
Costo:         100€    [la quota comprende: corso, materiale didattico]

Il corso si terrà presso la “Sala Luigi Pintor” – via dello Scalo S.Lorenzo 67.
Sarà articolato in 5 incontri da 3 ore ciascuno, il martedi di ogni settimana dalle 17 alle 20, a partire dal 4 marzo 2008.

Destinatari
Tutti i cittadini – di qualsiasi età e condizione – che ricevono, usano e consumano strumenti di comunicazione: scritti, audiovisivi, telematici. Particolare interesse possono avere i giovani e tutti coloro che vogliono capire, orientarsi, senza subire passivamente logiche, linguaggi, parole ed immagini estranee ai loro interessi e alla loro intelligenza.Saper già usare strumenti informatici, audiovisivi e multimediali, agevola la persona nel ruolo attivo di comunicatore.

I temi dei 5 incontri

1. [04/03] Il sistema comunicativo integrato: assetti, risorse, tecnologie, servizi, costi.
2. [11/03] Il rilievo costituzionale, culturale e politico dei messaggi trasmessi.
3. [18/03] I guasti per gli utenti: deficit di pluralismo e di qualità del sistema comunicativo italiano.
4. [25/03] La politica dei governi di ieri e di oggi. Politica, elezioni e mass-media.
5. [01/04] Proposte innovative: la comunicazione come bene comune, 4^ funzione costituzionale al 
            servizio della sovranità popolare delegata. Partecipazione e rappresentanze elettive.

Strumenti didattici
 - Videoproiettore
 - Lavagna
 - ADSL WiFi
   se disponibile, dotarsi di PC portatile personale

Materiali didattici
 - Dispense e pubblicazioni
 - Dati di interesse didattico e culturale                    per info e iscrizioni:
 - Glossari e riferimenti bibliografici                    Enrico Giardino                Mario Garabello
 - Liste di siti WEB e di software applicativo                                                   339 7245512
 - Parametri di qualità dei prodotti                    enricogiardino@alice.it      garabello@carta.org   

Adesioni : entro il 1^ marzo 2008



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lunedì, 11 febbraio 2008

Letteraele08

  LETTERA APERTA                                                                   

                                                                         Ai segretari nazionali dei partiti della sinistra Arcobaleno

                                                                          Ai compagni ed agli elettori della sinistra

                       

La scelta  elettorale del partito democratico offre le condizioni affinché la sinistra unita possa marcare la sua  differente identità, nello stile politico e nei contenuti programmatici.La legge elettorale è una “porcata” anticostituzionale  e truffaldina che irride la sovranità popolare, al punto di negare perfino la scelta dei candidati. Ma proprio per questo- e nonostante ciò- la sinistra arcobaleno può marcare la sua differenza, prima,durante e dopo le elezioni, a livello nazionale  e locale.

Prima delle elezioni, definendo un programma con opzioni vincolanti e misurabili, alle quali vengano associati candidati credibili, espressi non solo dai partiti. Candidati  che devono avere spazi mediatici paritetitici  prima, durante e dopo le elezioni. Se eletti- al governo o all’opposizione- devono garantire il rispetto delle opzioni programmatiche di loro competenza, a pena di decadenza,  nel caso in cui violino il mandato popolare ricevuto.
Dopo le elezioni gli eletti della sinistra debbono difendere e rilanciare la Costituzione, impedire la lottizzazione dello Stato- delle sue funzioni e  delle sue risorse –lottare per  il mandato elettorale ricevuto.Debbono avere pari dignità e pari visibilità mediatica, quale che sia il loro percorso politico. Debbono essere revocati, se violano il patto elettorale e programmatico o se danneggiano la sinistra.Per questo serve una autorità di garanzia della sinistra dotata di  reali poteri di  controllo.
La federazione dei partiti  e dei movimenti della sinistra deve funzionare come una rete comunicante ed includente che- nel rispetto dell’autonomia dei soggetti componenti – porta a sintesi le  loro proposte e le diffonde dentro e fuori i  confini della federazione stessa.
Solo una sinistra unita che si oppone – più o meno radicalmente- alle logiche del neoliberismo imperialista può avanzare proposte di liberazione – popolari e credibili - lottando per attuarle.
Tutti gli altri partiti della borghesia – di centro o di destra- sostengono le oligarchie clericali e  capitaliste, comunque etichettate, che nulla hanno da offrire ai popoli ,ai lavoratori, ai giovani, ai deboli del mondo.Le loro ricette- comunque camuffate- inducono solo danni crescenti ed irreversibili all’umanità ed al pianeta terra, mediante guerre disumane, distruzione ambientale, speculazione , corruzione e malaffare.

Perciò i partiti della borghesia imperialista e clericale- se mai fanno promesse elettorali- sanno bene che nulla accadrà loro se non le rispetteranno, come accade da sempre. Infatti il mandato popolare non è mai stato vincolante né per i partiti né per gli eletti. In ogni caso , impongono una squallida truffa elettorale ed una martellante propaganda mediatica, tutta bipolare ed oligarchica.Da qui le ragioni del “non voto” e del ripudio crescente verso i partiti  che eludono i problemi reali, che lottizzano lo Stato, le sue funzioni e le sue risorse,  ingannando i cittadini- elettori.

La “stabilità” , la “governabilità” e gli altri slogan fasulli delle oligarchie dominanti vanno sconfessati.Un governo sarà stabile, longevo e forte solo quando farà gli interessi della maggioranza onesta del paese.

 Se la sinistra- arcobaleno sarà capace di indicare e percorrere, rigorosamente, questa strada, troverà un consenso politico ed elettorale crescente, ponendosi ,o come ago della bilancia tra i due schieramenti della borghesia , o come opposizione reale, nel caso in cui questi si associassero in un regime esplicitamente antipopolare, antisociale ed anticostituzionale.Intanto il disegno bipartisan di eliminare la “sinistra” con sbarramenti elettorali è già fallito in partenza.

 
 
                                                                        Enrico Giardino (forum DAC)

                                                                    www.webalice.it/enricogiardino

 

Roma 9 febbraio 2008

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domenica, 03 febbraio 2008

Europa7UE

 La Corte di giustizia  europea  e il  monopolio televisivo berlusconiano

(nota di E. Giardino – forum DAC)

 La Corte di giustizia europea – chiamata in causa dal Consiglio di Stato italiano-  si è pronunciata il 31-1-2008 nel merito della vertenza di Europa 7 contro il Ministero delle comunicazioni italiano  e l’Autorità di garanzia delle comunicazioni. Invece d illustrare i contenuti della sentenza-  che condanna un decennio di politica radiotelevisiva pro –Berlusconi – i nostri leader mediatici diffondono i commenti strumentali dei loro politici di riferimento, di destra  e di centro ( berlusconidi ed ulivisti).Intanto da quasi 10 anni rete4 -priva di concessione- usurpa le frequenze della legittima concessionaria :  Europa 7.

 I fatti ed il pronunciamento della Corte di giustizia europea

Come si può ascoltare dallo spot video di questa emittente- unico caso al mondo di concessionaria senza frequenze di emissione- Europa 7 dal 28-7- 1999 è titolare di una concessione televisiva nazionale rilasciata dal Ministero delle comunicazioni italiane. Una concessione-burla perché le relative frequenze di emissione non le sono mai state concesse, per un motivo molto semplice : erano – e sono- usate illegalmente da rete 4

(Mediaset – Berlusconi), che non ha  mai ottenuto la concessione a trasmettere.  Una colossale appropriazione indebita che in qualsiasi Paese ,con un minimo di legalità, avrebbe comportato una dura sanzione contro RETE 4 con il trasferimento delle frequenze di emissione al legittimo concessionario.

Ma il nostro è una Paese –berlusconizzato fin dagli anni ’80 (Craxi) : perciò leggi e governi di colore diverso hanno sempre  protetto il cavaliere , il suo impero mediatico e le sue reti TV (terrestri e da satellite).

Per proteggerlo hanno dovuto anche “beffare” la Corte costituzionale italiana a più riprese : dopo una serie di rinvii pretestuosi, la Corte aveva fissato al 31-12-2003 il termine ultimo entro il quale RETE4 doveva liberare le radiofrequenze terrestri occupate illegalmente e trasferirsi sul satellite o su cavo.
Ma il governo Berlusconi ed il  suo Ministro Gasparri hanno cancellato questo termine, prorogandolo , di fatto, a tempo indeterminato. Il decreto–legge 352/03 -fatto ad hoc per rete4 - e la successiva legge 112/2004,  prorogavano le trasmissioni terrestri di RETE4 fino alla “attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la TV digitale terrestre” (un piano futuro dai tempi incerti).
Contro questo scandalo- denunciato con larga risonanza -  il centro sinistra aveva messo nelle priorità  del suo programma l’ abrogazione delle leggi berlusconiane  e la risoluzione del  “conflitto di interesse”.Ma nulla è stato fatto : anzi il governo italiano, convocato dalla Unione europea su istanza di Europa 7 , ha avallato esplicitamente la legge Gasparri e cioè la truffa delle radiofrequenze ai danni di Europa7.

Un assurdo nell’assurdo : un governo “non berlusconiano” che nega a Europa7 il diritto di trasmissione che esso stesso aveva rilasciato al gestore truffato !!.

Ma il governo Prodi ed il suo Ministro Gentiloni hanno fatto altro : in un disegno di legge- peraltro mai discusso in Parlamento- hanno equiparato le sorti  future di RETE4 con quelle della RAI (!?), con ciò violando un’altra sentenza costituzionale- la 420 /94 - che vieta ogni equiparazione tra servizio radio-televisivo pubblico e reti commerciali private. Gentiloni si è inventano un “disarmo bilanciato” di Mediaset e RAI , in modo che il trasferimento di rete4 sul satellite diventasse ancora più effimero e disastroso per noi.

Dentro questa palude anticostituzionale ed illegale Europa7 ha lanciato le sue istanze  politiche e giudiziarie.

Ma - nonostante l’ovvietà della truffa- nessuno dei tanti  costosi organismi di garanzia italiani ha ritenuto di intervenire. Il Consiglio di Stato , interessato della faccenda, non si è  ancora pronunciato : ha rinviato la “palla” (ed una serie di quesiti, anche astrusi e dilatori ) alla Corte di giustizia europea.Con la sua sentenza del 31-1-08 essa risponde al Consiglio di Stato italiano rimettendogli la responsabilità di decidere in materia. Nel merito della questione, la Corte di giustizia europea ribadisce che -  la situazione italiana configge – quindi viola- i criteri, le norme e le direttive europee . Esse sono ispirate ad obiettivi di interesse generale ed a criteri “obiettivi, trasparenti,non discriminatori e proporzionati”.

In sostanza la Corte UE dà ragione ad Europa 7 e pone le basi giuridiche per un analogo pronunciamento della Giustizia italiana, anche con un risarcimento dei danni subiti da Europa7.Dunque una sentenza che condanna la politica ultradecennale dei governi italiani - neppure in nome del pluralismo – ma in nome dei diritti liberali di impresa e di concorrenza.

Le reazioni alla sentenza della Corte europea

Una sentenza di 17 pagine, scritta in “giuridichese”, viene letta da pochissimi, perciò nessuno la commenta per intero. Si rimane al titolo, sul quale cadono gli slogan di comodo di politici che non l’hanno letta.

Berlusconi ed i suoi fans hanno subito dichiarato , con la solita faccia tosta  nulla cambia e nessun rischio  per rete4”. L’affermazione è cinica ma realistica,  per una serie di motivi “ignobili” : la sentenza della Corte europea non ingiunge nulla di diretto e di immediato, rinvia al Consiglio di Stato. Inoltre le sentenze di questo organo amministrativo - quando pure favorevoli ad Europa 7- non hanno effetti diretti.

In secondo luogo, nessun governo- quand’anche “non berlusconiano” - vorrà recare offesa al cavaliere, interlocutore principale del PD di Veltroni per le (contro) riforme costituzionali e la “nuova” legge elettorale.

Prodi è caduto e - con molta probabilità – sarà sostituito dallo stesso Berlusconi.  Se dovesse servire, la potenza mediatica di Berlusconi  neutralizzerebbe ogni velleità legalitaria.
Il PD e i gentiloniani hanno tutto l’interesse a glissare sulla questione, tanto più che non hanno impegni di governo e vogliono “flirtare” con Berlusconi in piena serenità consociativa.
Così arriva solo qualche voce isolata che - per obbligo di  facciata - rilancia il progetto di legge Gentiloni, come se questo rendesse giustizia ad Europa 7 o alla Corte UE. Al contrario, quel progetto associa le sorti future di rete4 a quelle di una rete RAI, ribadendo il carattere monopolistico del sistema italiano.

I partiti della sinistra italiana tacciono e non hanno proposte alternative da fare. Solo Grillo e Di Pietro hanno espresso solidarietà ad Europa 7.

 Considerazioni  a margine

 Dopo quassi 10 anni, una truffa ed una ingiustizia così plateale e grossolana, non trova soluzione.Nessun governo, nessun organismo di garanzia, nessun tribunale,  ha avuto la forza di sanzionarle.Trionfa l’impunità , l’arroganza, l’illegalità più sfacciata ed anticostituzionale.

La Corte costituzionale, pur beffata più volte, tace e rimane impotente, come ogni altro giudice.Eppure chi -per fame- ruba qualche mela finisce subito in galera.

Nessuno sembra più rivendicare un sistema comunicativo pluralista, invece che monopolista.

Perfino l’Europa delle banche e del neoliberismo trova “illiberale” la politica radiotelevisiva dei governi italiani di questi anni. Ma ciò non indigna nessuno dei tantissimi liberisti nostrani. Anzi , è “La casa delle libertà” che gestisce-  impunita e da monopolista-  la truffa decennale delle radiofrequenze. Le dinamiche di questi giorni allontanano ogni speranza di legalità e di giustizia, e non solo in questo campo.

Perciò la vicenda di Europa7 è anche uno scandalo per la legalità italiana e per quella europea. Non saranno certo i compari consociativi Berlusconi&Veltroni a introdurre legalità e giustizia , qui o altrove.Prodi e Gentiloni hanno già dichiarato in pubblico la loro “impotenza”, in questo come in altri settori.

In ultima analisi, sono i cittadini coscienti che possono “spegnere” rete4  boicottandone l’ascolto e lottando per rifondare il sistema comunicativo italiano. Lo stesso possono fare- con il voto – contro Berlusconi e contro chi lo copre e lo sostiene, ben oltre i confini della “Casa delle libertà”.

                                                                                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma 2 gennaio 2008

postato da: forumdac alle ore 20:32 | link | commenti
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venerdì, 01 febbraio 2008

Regime108

 Berlusconi&Veltroni , compari di un disegno autoritario

nota di E. Giardino- forum DAC

 Mentre fingono “democrazia e partecipazione”, i due compari  Berlusconi&Veltroni stanno spingendo l’Italia verso un regime autoritario- presidenzialista. oligarchico ed anticostituzionale – nel quale l’opposizione parlamentare, le funzioni di controllo (magistratura e mass-media), l’opposizione sociale crescente,  i  partiti” scomodi”, vengono neutralizzati,come residuali, velleitari e terroristici. Il tutto in nome della “ lotta al terrorismo ed alla governabilità”, bene supremo del capitalismo attuale.Si tratta di disvelare il loro disegno, rafforzando ed unendo tutte le forze di opposizione e di alternativa

Per capire in modo semplice come  i due compari “neoliberisti” stanno tessendo la loro trama autoritaria, possiamo disegnare tra scenari politico- istituzionali :

a)- quello di uno Stato laico capitalista di democrazia parlamentare ;

b)- quello di un Stato autoritario, oligarchico, teocratico e repressivo (dittatoriale);

c)- quello che stiamo vivendo oggi qui in Italia e le dinamiche che lo caratterizzano.

 a)– in uno Stato capitalista laico di democrazia parlamentare- quale dovrebbe essere il nostro sulla carta- esiste un Stato basato su tre poteri istituzionali : legislativo (parlamento ed assemblee elettive), esecutivo (governo collegiale), giudiziario (magistratura che assicura legalità). Lo Stato- anche se capitalista e condizionato dai poteri forti (laici e clericali) – rappresenta e tutela i cittadini- lavoratori. Vi è una opposizione partitica e parlamentare, una opposizione sociale e sindacale, un sistema informativo,  che contrastano i poteri forti ed assicurano un ricambio governativo. Le elezioni- per quanto possibile- assicurano una rappresentanza abbastanza fedele degli interessi sociali e di classe degli elettori. In genere,le Costituzioni borghesi prevedono l’esercizio della sovranità popolare delegata.I poteri internazionali e nazionali, il potere clericale, trovano sempre un freno ed un contrasto visibile nelPotere dello Stato  e nella presenza di una opposizione politica  e sociale, più o meno forte .La Magistratura ed i media- assicurando legalità e verità- difendono i più deboli ,cioè le vittime di soprusi ed ingiustizie.

 b)- in uno Stato autoritario- oligarchico, teocratico e repressivo (dittatoriale)- i diritti costituzionali formali vengono sospesi. I tre poteri istituzionali si riuniscono nella figura del leader unico (dittatore). La opposizione politica e quella sociale vengono represse con la forza della polizia e dell’esercito. Lo Stato- come comitato d’affari del capitalismo armato e bugiardo- si mette al servizio dei poteri forti, internazionali, nazionali e clericali. Magistratura e mass-media vengono asserviti al tiranno con  impunità , con processi farsa, con propaganda ideologica di regime. Cittadini e lavoratori diventano sudditi repressi e paganti.Sul piano formale non vi è il partito unico, ma una serie di partiti-fantoccio. Così per i sindacati.Il Parlamento e le elezioni “truccate” continuano ad esistere, ma come servizio al tiranno ed ai poteri forti che lo sostengono. Esercito  e polizia- se necessario-  reprimono il dissenso popolare ed individuale.

 c)- Oggi , il passaggio dallo scenario a) a quello b)- non richiede necessariamente colpi di  Stato, carri armati, occupazione del Parlamento ed altre manifestazioni tipiche delle dittature novecentesche.Chi dispone di Capitali, di mass-media , di sostegni internazionali e nazionali dei poteri forti per interessi ideologici e pratici comuni, non ha bisogno di ricorrere a mezzi plateali e militari. Può ottenere risultati simili a quelli dello scenario b) con strumenti più subdoli e “pacifici” con  mezzi “legali”. Gelli e la sua P2 hanno indicato come farlo “senza carri armati” ed il loro disegno è più che realizzato oggi in Italia.
la prima mossa è quella di mettere in soffitta la Carta costituzionale , i suoi valori  e le sue norme (fatto !); se serve, riscrivendola (si sta facendo).La seconda è quella di imporre il  presidenzialismo - come forma di governo personalizzata (oligarchica) che svuota il parlamento e le assemblee elettive – ed un sistema elettorale “truccato”che porti in Parlamento e negli Enti locali persone di sicura fede .. “ capitalista”.L’attuale sistema elettorale- maggioritario/binario- con sbarramenti va benissimo (purchè alti).

In questo modo i partiti più “combattivi”spariscono, estromessi dalle Istituzioni e dai mass-media. Chi rimane fuori può essere criminalizzato come “terrorista extra-parlamentare”o “utopista” dannoso.Per il sindacato basta assicurare il monopolio alle sigle che condividono le ricette del “neoliberismo”.

La terza è quella di asservire – neutralizzare magistratura e mass-media ed ogni altra funzione di controllo.Di qui la “dissoluzione della RAI” – servizio pubblico “scomodo e non omologato”.Agendo poi sui sindacati “accreditati” si  può neutralizzare l’opposizione operaia nelle fabbriche (fatto!).

La quarta mossa- ampiamente realizzata- è quella della lottizzazione partitica (privatizzazione) dello Stato , delle sue funzioni, delle sue risorse pubbliche  e dei suoi servizi pubblici. Una volta messo lo Stato nelle mani  “sicure” dei partiti che contano, basta assicurare la “impunità permanente” a coloro che lo usano, in modo che esso possa funzionare per le oligarchie dominanti : finanziare le cordate private (anche mafiose), prelevare tasse dai redditi  dipendenti, reprimere chi si oppone (dentro e fuori delle Istituzioni).Naturalmente il prelievo fiscale italiano è ingiusto, forte con i deboli, debole con i forti (es. Vaticano).Lo Stato pontificio- da sempre amico dei poteri forti- è per sua natura-struttura,  un alleato prezioso.

Dentro questo scenario- ormai evidente-  si muovono oggi due “schieramenti “ diversi per sigla, ma affinied alleati sul basamento che tiene in piedi lo scenario: il capitalismo distruttivo, armato e bugiardo, che provoca disastri a catena e, quindi, dissenso crescente. Un dissenso che bisogna reprimere con ogni mezzo.Due schieramenti “elettorali”che – se occorre - non disdegnano di unirsi sotto un unico leader carismatico.

Sulle questioni che contano -le guerre e le armi,il lavoro, la casa, la salute, la comunicazione, la scuola, la laicità, la legalità ,ecc. – i due poli affini sono uniti. Entrambi sono alleati di Bush  e del papa  di Roma.Le maggioranze parlamentari e quelle popolari sono rovesciate, in dispregio di ogni sovranità popolare.

Non è difficile verificare che lo scenario descritto - che oggi viviamo in Italia - non è molto lontano da quello di uno Stato autoritario ed oligarchico (scenario b), al quale assomiglia sempre più.Ovviamente questa realtà è nascosta da slogan mediatici fuorvianti, da finte polemiche di sigla, dal teatrino mediatico del pluripartitismo, da elezioni truccate, da trucchi ed ipocrisie di ogni genere. Gli slogan più gettonati :democrazia, libertà, governabilità, sicurezza, concorrenza, missioni umanitarie, partecipazione….

Molti, troppi, cittadini onesti, per una serie di motivi soggettivi ed oggettivi, non riescono a vedere la trappola  autoritaria che i due compari Berlusconi&Veltroni stanno preparando. Succubi degli slogan mediatici , sono assillati  “al centro ed a sinistra” dal finto problema Berlusconi si/no. Perdono di vista il problema vero : il berlusconismo  come collante comune della CdL(di destra)  e del PD (di centro).Non vedono che i due compari puntano a far sparire la SINISTRA italiana tutta (senza aggettivi).
Così – paradossalmente, ma non casualmente- nel Paese europeo dove esisteva il più forte movimento operaio ed il più forte partito comunista d’occidente, non solo il comunismo, ma la sinistra rischia di sparire.
E’ invece  proprio il socialismo marxista è quello che serve per contrastare  e superare l’imperialismo globalizzato : è stato vero ieri per l’URSS, per la Cina , per Cuba.. oggi per l’America latina.Negli USA- come in Italia  e nel mondo- governi  capitalisti con etichette diverse hanno sempre fallito.Sempre di più dimostrano non avere idee  e soluzioni per salvare l’umanità, il pianeta, i valori elementari.

Ma non si esce da questa situazione disastrosa e falsa senza una presa di coscienza collettiva e senza una teoria politica  e mediatica  autonoma nazionale che, rompendo gli schemi correnti, disegni una alternativa di breve e di medio periodo.  Questa ricerca  e questa mobilitazione è in corso, ma incontra ostacoli di varia natura. In primo luogo la assenza di un soggetto politico alternativo - marxista, antimperialista, laico, costituzionalista- e di un progetto di alternativa al capitalismo globalizzato.

Lo scrivente è – da decenni- parte attiva di questa ricerca e di questa mobilitazione cosciente., come dimostrano i documenti del sito : www.webalice.it/enricogiardino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma  30 gennaio 2008

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