Lotti2008
Lottizzazione partitica dello Stato come eversione costituzionale e reato penale
(contributo di Enrico Giardino – forum DAC)
Questo documento analizza i guasti, costituzionali e penali, causati dalla lottizzazione partitica - cioè privatistica- dello Stato, delle sue funzioni istituzionali, dei servizi ed apparati pubblici essenziali.
La lottizzazione partitica stravolge – a vantaggio di pochi leader partitici e mediatici – il rapporto tra i poteri statuali autonomi di uno Stato di diritto. In questo modo la casta partitica, che ha il monopolio delle leggi, della gestione statuale e dell’ informazione, consegna le Istituzioni a poteri affaristici e finanziari - anche mafiosi-neutralizzando e sottomettendo una legittima funzione di controllo: giudiziaria ed informa- tiva. Da qui il regime impunito di una casta autoritaria non censurabile, inamovibile, ed intoccabile.
1 Lo stravolgimento eversivo dell’impianto costituzionale
Nel 1996 con un documento pubblico denunciavo i guasti ed i reati della lottizzazione partitica dello Stato e dei servizi pubblici. Con dovizia di prove, riferivo l’analisi alla lottizzazione partitica della RAI, servizio pubblico costituzionale. Sostenevo che tale lottizzazione- di fatto privatistica- producendo guasti strutturali a catena , configurava anche reati penali perseguibili, ben più gravi e devastanti di quelli di “tangentopoli”/1/
Reati - come peculato, malversazione, corruzione, interesse privato, usurpazione di funzioni pubbliche- che talvolta sono stati anche perseguiti dai giudici, sia pure con scarsissimi risultati.
Tuttavia la mia denuncia non trovò alcun seguito, neppure tra coloro- magistrati, costituzionalisti, avvocati, sindacati , associazioni - che avrebbero potuto comprenderne la portata e le conseguenze costituzionali.
Così la casta partitico- mediatica ha perseguito e rafforzato,senza intoppi,le sue pratiche lottizzatorie, portandole alle estreme conseguenze, come possiamo verificare oggi.
I partiti politici più votati- ormai privi di qualsiasi “appeal” ideale- basano il loro seguito sulla lottizzazione, cioè sulla appropriazione indebita degli incarichi pubblici e privati, dalla quale fanno derivare sudditi, voti e danaro , ben oltre il finanziamento pubblico (bocciato da un referendum, ma mantenuto alla grande).
Questa lottizzazione è stata addirittura formalizzata dal decreto Bassanini : gli incarichi pubblici vengono collegati- di volta in volta- ai partiti che governano. Ciò produce guasti anche economici e gestionali.
Per questa via la funzione parlamentare e legislativa – monopolio dei partiti- si appropria direttamente della gestione clientelare di tutte le istituzioni, centrali e periferiche: esse vengono messe al servizio – non dei cittadini paganti - ma dei poteri forti, anche mafiosi, sponsor vitali di ogni attività partitica “visibile”.
L’appalto ai privati è “ scontato” , dal momento che i partiti non sono attrezzati per gestire lo Stato.
Per questa via nasce un conflitto strutturale insanabile tra tre funzioni costituzionali autonome e complementari di ogni Stato di diritto: quella legislativa , quella giudiziaria e quella informativa.
L’equilibrio tra queste tre funzioni- essenziali per qualsiasi democrazia costituzionale e liberale- viene rotto a vantaggio di chi ha il potere (e il compito) di fare le leggi, alle quali debbono sottostare , per ordinamento, sia i magistrati che i giornalisti.
E’ ovvio che, se i partiti si limitassero a fare le leggi e stabilire indirizzi e procedure, avrebbero tutto l’interesse a vedere sanzionati dalla magistratura reati e violazioni di queste leggi. Quindi vi sarebbe armonia collaborativa, non conflitto. Ma se uomini di partito- oltre che fare le leggi- diventano anche amministratori “pubblici” (cioè privati) scorretti e corrotti , vengono giustamente sanzionati dai giudici inquirenti.
Lo stesso accade per i giornalisti- formalmente deputati al controllo di tutti i poteri forti ed istituzionali nell’interesse dei cittadini. Quei pochi che indagano ed informano- invece che collaboratori costituzionali del Parlamento e delle legalità , diventano nemici della casta partitica da “silenziare”.
Le uccisioni impunite o le “ rimozioni” di magistrati e di giornalisti coraggiosi risponde appunto a queste logiche di conflitto, funzionali alla casta partitica che legifera e gestisce, ma non vuole controlli o sanzioni.
E’ anche intuitivo che la dissoluzione della RAI , come servizio pubblico autonomo, è parte decisiva di questa eversione costituzionale montante.
Perciò la casta partitica sta producendo da anni leggi sempre più arroganti per neutralizzare i pochi giudici ed i pochissimi giornalisti che non stanno al suo gioco. L’obiettivo è quello di assicurare l’impunità più comple- ta - non ai parlamentari che la hanno da sempre , oppure ai legislatori che non ne hanno alcun bisogno-ma agli uomini di partito ed ai loro lottizzati nell’unico ruolo sanzionabile :quello di amministratori “pubblici”.
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/1/- E.Giardino – la lottizzazione in RAI e le sue conseguenze- 1996
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Ecco dove siamo arrivati tollerando la lottizzazione partitica ed il monopolio politico dei partiti.
2. Quali misure ? Quali proposte ?
Se questo è il quadro- ormai palese- della situazione italiana , anche le proposte più nobili ed allettanti della società “civile”, appaiono deboli, inadeguate, anche fuorvianti.
Senza una analisi corretta della malattia , il rischio è quello di aggravarla con farmaci inadatti o nocivi.
Prendiamo ad es. le proposte di Grillo che hanno , comprensibilmente , un grosso seguito tra la gente.
Nel quadro descritto- quando avessimo cacciato dal Parlamento i deputati “ inquisiti o condannati”, non avremmo concluso gran che : scopriremmo dopo qualche anno che i subentrati sono della stessa pasta, cioè che obbediscono alle stesse logiche lottizzatorie e partitocratriche, ormai strutturali. Ma è più probabile- stante il trend legislativo in atto- che non troveremmo più alcun “inquisito” per almeno tre ragioni decisive : l’impunità di legge, la neutralizzazione dei giudici e quella dei giornalisti.La limitazione dei parlamentari a due legislature sarebbe ancora più inefficace . I giudici- soggetti alle leggi dei partiti-gestori istituzionali, sono destinati a perdere il loro ruolo costituzionale sugli amministratori.Lo manterranno solo sui deboli, mentre si allargherà l’impunità dei forti (già così vergognosa).
La stessa debolezza attiene alle proposte di alcuni giornalisti illuminati che chiedono spazio personale nei media ed autonomia espressiva. Ma a chi lo chiedono ? A coloro che hanno in mano i mass-media e che già sostengono- con danaro e spazi mediatici- i leader di partito che essi dovrebbero criticare : finanzieri, banche, capitalisti, palazzinari, imprenditori, leader partitici o mediatici. Chiedono la “libertà di informazione” invece che il diritto a comunicare sancito dall’Unesco nel 1979. Una tale libertà , in un sistema capitalista è monopolio dei poteri forti che non lascia alcuno spazio o risorsa ad altri, meno che mai a chi intenda criticarli.Un diritto esige invece mezzi e spazi reali di comunicazione.
L’unico apparato informativo e comunicativo che può svolgere il ruolo che essi invocano è la RAI, se radicalmente riformata e liberata dal monopolio personale di pochi giornalisti (accreditati dai partiti ).
Oggi le tribune televisive ed i giornali – tutti rigorosamente privati e lottizzati- sono monopolio personale di pochi personaggi che agiscono e parlano a nome dei loro mandanti , lottizzatori partitici e monopolisti.
Perciò il presupposto di ogni soluzione credibile è quello di rientrare nella Costituzione, eliminando la lottizzazione partitica e due monopoli anticostituzionali : quello dei partiti sulla politica e quello dei gior-
nalisti sull’informazione; restituendo ai diversi soggetti la loro autonomia costituzionale :
- allo Stato il ruolo di pianificare e controllare gli adempimenti di legge,nell’interesse dei cittadini;
- ai parlamentari il ruolo di legiferare, ma senza privilegi e senza ruoli di gestione istituzionale;
- ai giudici il ruolo di garantire il rispetto della legalità e delle leggi senza ingerenza “improprie”
- ai giornalisti ed a tutti i comunicatori il diritto a comunicare, attivo e passivo, senza censure
- ai cittadini il diritto a comunicare , a conoscere ed a partecipare alle scelte politiche ed istituzionali.
Ma per raggiungere questi obiettivi serve anche una drastica revisione dei sistemi elettivi e di rappresentanza, dei sistemi informativi e comunicativi,dei sistemi giudiziari, dell’apparato istituzionale centrale e periferico. Dunque una rifondazione dei rapporti di forza tra cittadini-elettori, Stato, partiti e poteri privati e clericali: multinazionali ,nazionali e locali.
Si tratta di una rivoluzione culturale e politica che le forze sane del Paese debbono perseguire e diffondere con coraggio e decisione,superando debolezze teoriche e slogan fuorvianti.
Le vere vittime sono i cittadini, i lavoratori, i pensionati, gli immigrati e tutti coloro che hanno il diritto di pretendere che lo Stato, la politica, la comunicazione, la giustizia e la legalità siano esercitati in nome e per conto della sovranità popolare e dell’interesse generale del Paese, non di ristretti clan di potere.
Roma 18 gennaio 2008