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L’assemblea sindacale dei lavoratori RAI
Roma- Mazzini 26 nov. 2007- nota di E. Giardino – Forum DAC
Le ultime nefandezze berlusconiane contro la residua credibilità della RAI hanno spinto tutti i sindacati RAI- divisi e silenti da lungo tempo- ad indire un’assemblea dei lavoratori RAI nella sala mensa di viale Mazzini a Roma, presenti il presidente Petruccioli ed i consiglieri Curzi e Rizzo Nervo. I consiglieri del centro-destra, pur invitati, hanno ritenuto di disertare l’assemblea, come se le sorti della RAI e di coloro che vi lavorano non li riguardassero Ho assistito all’assemblea e ne ho tratto questa nota personale.
Da pensionato impegnato - già sindacalista CGIL e dirigente RAI - sono andato alla assemblea con un misto di emozione, di partecipazione e di curiosità, per ascoltare la voce dei lavoratori (non giornalisti ), una categoria assente da giornali e TV, da tempo silenziosa, se non per il sito WEB –www.sediregionali.it- e per qualche comunicato sindacale che circola solo all’interno dell’azienda.
Una assemblea molto affollata, che mi ha ricordato le tante del passato, nelle quali alcuni di noi- senza tessere partitiche e senza padrini aziendali – avevano denunciato con forza e lungimiranza i disastri del berlusconismo, del privatismo, della lottizzazione partitica , indicando soluzioni sempre disattese.Da qui il degrado pilotato e mercantile del servizio pubblico radiotelevisivo, in termini ideativi-produttivi, economico-gestionali, di legittimazione , di credibilità , di qualità dei programmi e della informazione.
Ma allora come oggi, le forze esterne ed interne alla RAI- parlamentari, governi, organi di garanzia, partiti, sindacati, intellettuali, giornalisti, associazioni dei cittadini-utenti – continuano sostanzialmente ad ignorare o a sottovalutare il problema, una nodo decisivo della democrazia costituzionale italiana.Molti interventi hanno sottolineato il degrado ormai insostenibile imposto all’azienda RAI, dall’esterno e dall’interno, per decenni e da governi diversi. Si è parlato di punto di non ritorno, di ultima spiaggia, di collasso crescente, di paresi ideativa - produttiva, di stallo decisionale ed operativo, subito o tollerato.La testimonianza – umanissima e dolorosa- di una anziana programmista RAI –Claudia Aloisi ha ben rappresentato il clima di sconforto, di impotenza, di incredulità dei lavoratori RAI in questa fase.
La rabbia e la indignazione dei lavoratori non riguardano solo l’ultimo scandalo- le intercettazioni telefoniche Mediaset –RAI – ma tutte le funzioni vitali di una azienda di valore costituzionale : la qualità dei programmi e dell’informazione, gli appalti immotivati, le sperequazioni salariali e professionali, gli sprechi e l’arbitrio dei feudi aziendali partitici, il ruolo umiliante imposto a figure professionali decisive.I programmisti che diventano “contabili” per conto di ditte d’appalto esterne (Euroscena, Endemol, ecc.); i tecnici e gli operatori che lavorano in condizioni di ricatto, di blocco degli straordinari, con apparati obsoleti, con minimi stipendiali ormai inaccettabili.
Come se non bastasse, nei recenti incontri sindacali per il rinnovo contrattuale , il capo del Personaleha prefigurato “lacrime e sangue” per i lavoratori, annunciando un deficit nel bilancio aziendale. Aumentano gli obblighi della RAI, ma le sue due risorse- canone e pubblicità- rimangono ferme . Come si spiega il deficit RAI , mentre i salari perdono potere d’acquisto, i programmi peggiorano, gli straordinari si bloccano , gli investimenti latitano ? Chi ,cosa e come si arriva ad un tale deficit scaricato poi sui lavoratori in CCL ?
Un lavoratore della sede RAI di Napoli ha richiamato i guasti della sua e delle altre sedi regionali.Dunque un allarme forte, motivato ed amaro che tutti i responsabili dovrebbero raccogliere, non solo i sindacati interni. Si teme il commissariamento, come colpo finale di una disastro pianificato. Due interventi hanno evocato l’ipotesi di uno sciopero generale : ma questi sindacati lo faranno ?
Tuttavia le responsabilità – interne ed esterne , antiche e recenti – di una tale disastro, non emergono. Tantomeno i rimedi e le soluzioni per cambiare rotta.
Il discorso che Petruccioli legge, conferma tutta la drammaticità della situazione. Sulle “intercettazioni” .La commissione di inchiesta RAI verificherà le violazione del codice etico e- se del caso- disporrà le relative sanzioni. Il Consiglio di Stato si esprimerà sul caso Petroni il 4 dicembre p.v. Petruccioli lamenta che i partiti- che egli chiama politica- non abbiano fatto ancora un passo indietro sulla RAI, quindi non c’è autonomia aziendale. Ma lui non è parte di queste lottizzazioni e dei suoi guasti ultradecennali ?
Quando e come si è opposto al berlusconismo ed alle sue peggiori nefandezze ? Dice ora del conflitto di interessi e dell’anomalia tutta italiana , auspica che il governo approvi rapidamente il DDL Gentiloni. Ma la “fondazione” proposta dal Ministro non sarà ancora lottizzata ? Le critiche alla politica di Gentiloni sono ancora più gravi, perché egli tradisce il programma dell’Unione e non impedisce alla RAI di essere ancora “ serva “ di Mediaset, come appunto dimostrano i suoi programmi e le ultime “intercettazioni”.
Petruccioli rivendica al sua CdA il merito di aver varato il “piano industriale” e le “strategie editoriali” .Ma quale valore e credibilità hanno questi atti nel contesto disastroso che egli stesso evoca ?