Raiveltroni0907
Veltroni e le sue proposte sulla RAI
(nota di E. Giardino – Forum DAC).
A ciascuno la sua “nuova” invenzione, se no che leader sarebbero ?
Ma basta porsi qualche domanda elementare per spiazzare Veltroni e le sue sortite improvvisate.Quale sarebbe il nuovo manager della RAI ? E chi lo pescherebbe ? I manager in Italia sono arcinoti- si chiamano magnager- sono quelli che hanno schiantato e privatizzato Cirio, Parmalat, Alitalia, Telecom…. Li hanno scelti proprio quei “cacciatori di teste” cui Veltroni si riferisce.E chi garantirebbe l’indipendenza – da che o da chi- di un simile personaggio ? Chi lo eleggerebbe ?Forse un’ intesa bipartizan “PD-CDL” ? Un uomo che serva l’uno o l’altro dei due schieramenti , senza scontentare nessuno dei due ? Il presupposto veltroniano sarebbe quello del “mercifico efficiente” al servizio del neoliberismo , dogma comune ai due poli “in lizza” solo elettorale.
E la Costituzione italiana ? E le sentenze costituzionali ? E il servizio pubblico ? E le garanzie costituzionalidei cittadini-utenti che pagano canoni e pubblicità ?
Nostalgie d’altri tempi che il modernismo- da Craxi a Veltroni- spazza via come arnesi arrugginiti. Tutto diventa più semplice e diretto…un nuovo modello si dice.. ma non è la RAI di Bernabei, senza Bernabei ?
Per legge gli attuali poteri del direttore generale della RAI sono maggiori di quelli del tempo di Bernabei, eppure la RAI è allo sbando , come il Paese tutto. Perchè il “nuovo manager” dovrebbe salvarla ? E come ?
E’ il presidenzialismo - privatista e monocratico- che investe anche il servizio pubblico radiotelevisivo.Una idea “populista”, accattivante e semplificatrice, che finge di ridurre i guasti ed i costi della “politica”.Ma essa non intacca i guasti veri : il monopolio dei partiti sulla Stato e sulla politica, quello dei giornalisti sulla “informazione”. Questa diventa un fatto tecnico che i velinari gestiscono con più “ efficienza”
Cade l’ultima conquista della Riforma RAI del 1976 : RAI che dipende dal Parlamento, come strumento elettivo, garante dell’esercizio della sovranità popolare e mediatica delegata.Veltroni sembra ignorare che non una formula di governo , ma le garanzie costituzionali , finora violate, sono invece da assicurare Si tratta di autonomia, di pluralismo, di norme antilottizzatorie, di certezza delle risorse, di diritti di utenti ed operatori, di trasparenza gestionale e di qualità (politica e tecnica) dell’offerta. Quest’ultima sortita veltroniana rafforza la sostanza anticostituzionale , ipocrita e bipartizan del nascente partito democratico : un contenitore vuoto, buono per ogni alleanza con la destra ed i poteri forti di sempre.
L’idea di un manager, mosso da logiche commerciali private, non è certo inviso alla Casa delle libertà, perché rafforza il monopolio tutto mercantile della TV, con la RAI in posizione ancora più subalterna .A questo punto il canone RAI non avrebbe nessuna giustificazione e l’azienda si ridurrebbe ad offrire spazzatura commerciale o scomodi servizi di nicchia, che il gestore privato non ha interesse a coltivare.
Se Veltroni avesse solo un pò di memoria storica, di sensibilità costituzionale, di senso della realtà e della legalità, di attenzione ai diritti dei cittadini e dei lavoratori, non potrebbe essere così rozzo e così sprovve-duto. Le proposte di Gentiloni - per quanto inaccettabili ed anticostituzionali –non scendono così in bassoe cercano di salvare – almeno nella forma- qualche residuo costituzionale.
Purtroppo le “veltronate” non riguardano solo ciò che rimane della Rai e del servizio pubblico, violano altri aspetti fondanti della Costituzione antifascista. Ma il partito democratico- come ho avuto già modo di scrivere- non conosce, e neppure cita , la Carta costituzionale, esattamente come la “Casa delle libertà “ di Berlusconi. I cittadini che hanno difeso, con un referendum vinto, la Costituzione antifascista, sappiano che anche il PD di Veltroni punta invece a sovvertirla. Gira ormai uno slogan fasullo contro i “costi della politica”. Si tratta di tutt’altro, come è ovvio. Dei danni, dei costi e dei privilegi che la casta partitica bipartizan produce da anni, con l’occupazione dello Stato (lottizzazione-privatizzazione) e con il monopolio anticostituzionale della politica e delle elezioni.
Roma 17 settembre 2007
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Decalogo0707
Ho ricevuto il v/s decalogo della “sinistra unita in Toscana”. Poiché richiedete contributi , invio il mio alla vostra piattaforma, in parte condivisibile, ma carente su questioni non marginali.
Decalogo
I servizi di interesse nazionale – pubblici, come comunicazione, trasporti, energia, sanità , ricerca- sono di proprietà collettiva inalienabile, disciplinati sulla base dell’art. 43 della Costituzione.
Allo Stato- nella sua articolazione nazionale e regionale - spetta il ruolo decisivo di pianificare lo sviluppo, distribuire ed assegnare risorse, controllare i processi produttivi ,distributivi e di consumo di interesse generale , finanziati dal danaro e dai consumi dei cittadini-utenti- consumatori.
Il principio della laicità costituzionale va applicato a tutti i rapporti tra Lo Stato italiano e le confessioni religiose di ogni tipo, primo fra tutti quella cattolica e Vaticana. La chiesa cattolica – quale autorità indipendente e sovrana- non deve godere di alcun privilegio pubblico- economico o normativo – né deve interferire sui processi politici e decisionali dello Stato italiano. Così – ad es.- i medici che si rifiutano di praticare l’aborto (legge dello Stato)negli ospedali, per ingerenza vaticana- vanno sanzionati.
Il diritto a comunicare – in senso attivo e passivo- deve essere assicurato dallo Stato e dalle Regioni a tutti i i cittadini e su tutti gli strumenti comunicativi , predisponendo i mezzi economici,tecnici e giuridici necessari a praticarlo in modo sistematico e qualificato.
Il diritto alla abitazione è un altro diritto elementare e vitale , da sottrarre alla speculazione privatistica delle aree e degli immobili e da garantire a tutti , in rapporto al loro redito reale.
Perciò serve una riforma su base proporzionale e garantista dei sistemi elettorali di interesse collettivo.Fine del monopolio partitico e confederale sulle elezioni politiche e sindacali, vincolo di mandato per gli eletti , basato su opzioni programmatiche vincolanti.
Il metodo della partecipazione responsabile e diretta deve essere garantito da norme specifiche nelle assemblea di qualsiasi livello: da quelle di condominio fino a quelle politiche nazionali. Decisioni collegiali partecipate debbono sostituire quelle oligarchiche e verticistiche, oggi in uso.La moralizzazione del ceto partitico e di quello istituzionale- con una forte riduzione dei costi e dei privilegi oggi praticati- è parte decisiva di una nuova politica della rappresentanza istituzionale. Tutto il comparto dei dipendenti pubblici –dal Capo dello Stato, ai deputati, agli amministratori, fino agli uscieri- deve avere una unica disciplina salariale e normativa – perequativa - che riduca privilegi, assurdità ,sprechi, ingiustizie.Le spese sostenute da parlamentari, responsabili istituzionali, capi di governo , ministri e simili, debbono essere di pubblico dominio. Il ruolo ed i poteri della Corte dei conti e degli organi di controllo istituzionalevanno riformati e potenziati in modo da offrire trasparenza, legalità, economicità, razionalità amministrativa.
Essa deve essere valutata secondo parametri reali che interessano le persone(cittadini, lavoratori, giovani).
Quindi il potere di acquisto, la distribuzione delle risorse e delle potenzialità economiche, i costi dei servizi e dei prodotti di interesse vitale, il livello occupazionale e dei salari, il livello delle pensioni, ecc.
In Particolare, Lo Stato deve riconquistare la sovranità monetaria e nella emissione di moneta,oggi consegnata alle Banche ed alla speculazione finanziaria. Un fenomeno che produce la crescita esponenziale ed illecita del DEBITO pubblico, nonché i continui fallimenti dell’Industria nazionale (Parmalat, Cirio,
Alitalia, ecc.) con relativi disastri occupazionali ed economici.
La speculazione monetaria , seguita alla introduzione dell’euro, ha dimezzato i redditi da lavoro dipendente e da pensione, trasferendo alla rendita finanziaria e parassitaria superprofitti indebiti. Serve allora una manovra che riporti il potere di acquisto dei redditi dipendenti a quelli del 2001: che ricostruisca cioè lo equilibrio 2001 tra rendite, profitti e salari.Ma di questo nessuno parla.
Fammi sapere se potete condividerle o discuterne. Grazie e saluti,
Enrico Giardino (Forum DAC- forumdac@romacivica.net- tel06-3016877)
Roma 18 luglio 2007