(nota di E. Giardino- Forum DAC)
- non fare nulla per il conflitto di interessi berlusconiano ;
- fermare la Corte di giustizia europea servendosi della pessima legge Gasparri ;
- omettere di regolamentare per legge, sia il sistema comunicativo integrato sia il sistema radiotelevisivo nazionale, esigenze prioritarie di ogni Paese europeo e dell’Italia in primo luogo;
- imporre “limiti” pubblicitari “generosissimi” (45%) di fatto monopolistici , ampliando lo spazio commerciale di tutta la TV, già spropositato, fino ad introdurlo nella stessa RAI.
- incrementare i sussidi pubblici a pioggia per i gestori privati, già erogati dal governo Berlusconi;
- glissare sullo scandalo del finanziamento statale dei decoder digitali terrestri che ha premiato la famiglia Berlusconi in doppio modo : economicamente e mediaticamente Uno scandalo per il quale la Commissione europea promette sanzioni pesanti (e chi ne pagherà le spese ?).
- punire la grande realtà –espressiva e produttiva- della emittenza locale non commerciale, cioè di quella emittenza indipendente e comunitaria locale, non berlusconiana, l’unica legittimata ad esistere per la sentenza costituzionale n. 202 del 1976 e capace di contrastare il regime monopolistico commerciale.
E’ come dire che i giudici costituzionali- tra i quali stanno anche i membri da lui nominati- sono dei “criminali antiberlusconiani”. E’ proprio lo stesso anatema che Berlusconi lancia ai giudici nei suoi processi, perché, invece che applicare le leggi, dovrebbero “assolvere” il politico eletto dal “popolo”.
Mediaset - finora assistita e protetta - invoca ora protezioni e sostegni pubblici- come in altri comparti mercantili – usando il ricatto occupazionale e il mito della concorrenza. Dopo aver liquidato l’occupazione nelle emittenti locali e nell’indotto, Gonfalonieri minaccia oggi licenziamenti a casa sua.
La sua minaccia trova sensibilità e accoglienza, anche nel centro-sinistra. Ma si tratta di un imbroglio, come è facile verificare, per una serie di ragioni:
1. La comunicazione e la radiotelevisione sono comparti di valore e di ordinamento costituzionale per i quali non valgono i principi della concorrenza, delle merci e dei mercanti. Qui valgono i pluralismi- politici, culturali, produttivi, sociali, informativi- da garantire per legge sull’intero sistema. Qui i privati- non sono come la FIAT- ma concessionari di servizi nazionali con oneri sanciti in ogni Paese del mondo.
2. Le frequenze che RETE4 usa illegalmente sono di Europa7. Questa emittente può assicurare- già oggi- livelli occupazionali uguali o superiori a quelli di RETE4. Il saldo occupazionale sarebbe ancora più favorevole se si potenziasse l’emittenza locale e si decentrasse la RAI.
3. Mediaset non esprime alcuna diversità o concorrenza, rispetto a Murdock, né per le logiche monopolistiche (comuni), né per tipologie di programmi . Si tratta di superstations iperconcentrate che danno il massimo profitto politico ed economico, con il minimo di occupazione , di diversità e di pluralismo. Sono reti pubblicitarie e di propaganda ideologica che usano , in monopolio, risorse pubbliche e collettive: costosi canoni di pay tv , frequenze e pubblicità (pagata dai consumatori).
4.Come dimostra uno studio di ITmedia consullting - società privata - il trasferimento di rete4 su altra piattaforma costituisce per Mediaset una perdita contenuta, anche con riferimento alla sola TV e senza tener conto delle PAY TV. Ma Mediaset - con SKY- ha il monopolo della pay TV, nonchè un impero multimediale e multipiattaforma in grado di compensare facilmente la perdita di entrate di rete4.
5. Lo sviluppo del digitale terrestre è una esigenza nazionale, non un onere della sola RAI . I gestori privati – concessionari- debbono e possono concorrervi in misura adeguata;
6 . I profitti di Mediaset sono cresciuti in questi anni in modo esponenziale, sarà così anche in futuro.
Nell’anno 2005 gli utili netti Mediaset sono stati 603 ml di euro (1200 ML di lire). Erano 362 nel 2002. Basta accettarne una qualche riduzione per promuovere occupazione, sviluppo e qualità dell’offerta.
Qui l’impunità , l’illegalità e l’eversione non riguardano più- come nei processi berlusconiani- reati amministrativi, penali o civili, ma le sentenze costituzionali e la sovranità politica e legislativa dello Stato.
Un leader che anticipa numeri stratosferici di una sua futura manifestazione è un millantatore oppure è un capo-popolo che organizza truppe “prezzolate” , come ha fatto nella sua unica manifestazione di piazza.
La RAI – se non fosse nella mani dei berlusconidi- avrebbe ben altre ragioni di opporsi alle ricette di Gentiloni, che non rispettano neppure il programma dell’Unione. Perciò nessun timore e nessun ricatto da subire né su questo né su altri terreni. : la consultazione di Gentiloni deve essere vera ed efficace, non può essere vanificata dalla ipocrisia e dalla prepotenza di Berlusconi. Il cavaliere vuole mantenere lo status quo anticostituzionale conquistato in questi decenni, con una RAI marginalizzata ed omologata ed un comodo partner omologo come SKY . Questo scenario non viene sconvolto da Gentiloni. Quand’anche entrasse un altro gestore commerciale, non avrebbe vita facile e non insidierebbe le logiche di Mediaset.
Berlusconi sa bene che Gentiloni non è un suo nemico e che ha fatto il minimo di legge . Le sue “sparate” hanno in realtà uno scopo preciso: ottenere altre concessioni dal Governo e far tacere le giuste e fondate critiche che vengono da partiti e da associazioni che hanno sostenuto Prodi e l’Unione, ma che sono delusi per una svolta promessa e ancora mancata. Infatti molti nell’UNIONE – di fronte alle fanfaronate di Berlusconi - fanno quadrato su Gentiloni e chiedono a tutti di fare lo stesso, a scatola chiusa.
In questo modo si liquida ogni dibattito serio sui diritti comunicativi , mentre la lite tra Berlusconi e Gentiloni consolida le loro reciproche posizioni di partenza.
E’ ora invece di liberarsi della ipoteca - Berlusconi : essa impedisce di rientrare nella Costituzione e nel quadro europeo, di esercitare la sovranità dello Stato e della Magistratura, di avere un servizio radiotelevisivo di qualità dentro un sistema non monopolistico, di promuovere l’emittenza privata indipendente a scala regionale e locale, di far valere le ragioni di tutti i partiti dell’Unione.
I cittadini italiani e tutti gli elettori debbono aver ben chiaro questo concetto elementare e decisivo.Essi danno ogni anno alla TV più di 8 ML di euro (16.000 ML di lire) per subire quello che vediamo.