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Questo blog tratta le questioni relative ai diritti comunicativi- attivi e passivi- di popoli, cittadini-utenti ed operatori della comunicazione.

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domenica, 26 novembre 2006

Diritto a comunicare: intervista a Enrico Giardino PDF Stampa E-mail
Imagedi Michele Bono, Alessandro Ambrosin

Enrico Giardino, ingegnere, ex dirigente Rai, è il  fondatore responsabile del Forum Dac . E' autore di scritti, audiovisivi, e di una serie di documentazioni inerenti il diritto alla comunicazione. Il forum Dac, nasce a Roma nel 1990, su iniziativa di un gruppo di persone legate ai processi comunicativi e radiotelevisivi.   L'obiettivo  è quello di rifondare un sistema comunicativo basato sul libero pluralismo d' espressione, senza assoggettazioni politiche ed economiche che negli ultimi anni hanno penalizzato in maniera incisiva tutto il sistema mediatico.
Cosa significa per Lei “Diritto a comunicare” e quali risultati crede si possano ottenere dal raggiungimento di un obiettivo di questa portata?
Il diritto a comunicare –sancito dall’UNESCO e dalla nostra Costituzione (art. 21)- è un fondamentale ed universale diritto umano e sociale, tuttora negato, per effetto combinato di due monopoli anticostituzionali : quello dei giornalisti sulla “informazione” e quello dei leader di partito sulla “politica” e sulle istituzioni. La conquista di questo diritto  con la teoria politica che da esso deriva, come documentano i miei scritti, trasforma un regime oligarchico- corporativo- come quello italiano- in una democrazia costituzionale partecipativa, nella quale una sovranità popolare cosciente controlla  e condiziona i poteri forti  e le Istituzioni di ogni livello.

Come crede sia possibile creare le condizioni di possibilità per una democrazia partecipativa, in cui il dialogo tra istituzioni e cittadinanza possa essere proficuo per la società tutta? In sostanza, partire dal basso o dai vertici?
Uno slogan abusato, ma vuoto ed ipocrita, finchè il diritto a comunicare –cioè a conoscere, a comunicare,  a istruirsi  ed a contare - non sarà conquistato, come strumento decisivo – e forse unico- della partecipazione popolare  attiva e di controllo sui poteri forti e sulle Istituzioni di ogni livello.


ImageInternet rappresenta sicuramente una risorsa tecnica da cui un obiettivo del genere non può prescindere. Secondo Lei il fatto che l’Italia sfrutti ancora poco un mezzo così potente è dettato da inettitudine o da motivi ideologico-amministrativi latenti?
Consentire l’esercizio del diritto a comunicare a distanza ed in modo orizzontale è la prova delle grandi potenzialità offerte ad una comunicazione sottratta  alla mercificazione, alle bugie, alla propaganda ed alle mistificazioni dei poteri forti  e dei monopolisti di ogni settore Per questo è minacciata da monopoli e poteri di vario tipo.  E la pratica della condivisione della cooperazione contrapposta alle logiche dominanti della proprietà privata, del profitto e del privilegio. Tuttavia il diritto a comunicare dei popoli, dei lavoratori e dei cittadini-utenti deve essere esteso a tutte le forme comunicative (radiotelevisione,editoria, telematica)  nonché formalizzato e tutelato da leggi specifiche, tuttora inesistenti.


Nell'articolo 32* della finanziaria si porrà fine all'informazione fatta dai blog e dai siti che riproducono gratuitamente articoli stranieri e italiani.
Norme anticostituzionali -  come questa  della finanziaria 2007- dimostrano appunto che governi e  partiti di diverso colore- insieme ai loro monopolisti-imbonitori -  temono la comunicazione orizzontale, come strumento di conoscenza, di consapevolezza politica, di critica sociale e popolare rispetto alle scelte, più o meno disastrose,  che essi perseguono con grande ipocrisia. Da qui i vincoli burocratici , giudiziari e mercantili come copyrights, censure ed intimidazioni di vario tipo. Lo spettro del “terrorismo” degli altri, che essi stessi alimentano e gestiscono,  viene usato come pretesto per illegalità e soprusi istituzionali, ben poco sostenibili. Ovviamente , saremo parte di una giusta mobilitazione contro questa prepotenza istituzionale.

In un paese in cui si grida allo scandalo perfino per la legge sul pluralismo televisivo, che fine faranno le testate giornalistiche, i saggi, i blog liberi, la cultura? Perché in fondo la cultura stessa non è “informazione circolante”?
Il mio commento alle misure adottate dal Governo Prodi in materia comunicativa- nella finanziaria e con il DDL Gentiloni – si trova sul sito  Forum DAC .  Purtroppo la riduzione della comunicazione a merce ed a mercato aggiogato e protetto non appartiene solo ai berlusconidi ed ai monopolisti che conosciamo. Solo un servizio radiotelevisivo pubblico e comunitario forte, decentrato e pluralista- combinato con testate indipendenti e siti web veritieri- può salvarci dalla dittatura  bugiarda e distruttiva dei monopolisti e dei mercanti. Non è solo una questione di democrazia costituzionale, ma una esigenza economica e culturale  vitale per i lavoratori qualificati del settore e per i cittadini-utenti.
 
(Nelle foto: il logo del forum dac, Enrico Giardino) 
*Articolo 32. Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».
 
postato da: forumdac alle ore 15:59 | link | commenti
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