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Respinto il tentativo piduista , fascista e leghista di sovversione costituzionale
Nonostante i messaggi falsi e fuorvianti della destra e dei grandi mass-media, nonostante la debolezza e la ambiguità dei leader di partito del NO - che hanno usurpato le ragioni ed i diritti comunicativi e civili dei soggetti sociali del NO - il referendum popolare del 25-26 giugno ha massicciamente respinto il tentativo di riscrivere la nostra Costituzione in chiave autoritaria e piduistica. E’ la prova che i berlusconidi trovano seguito e spazio nel “palazzo” e nelle elezioni maggioritarie virtuali, meno tra le persone del Paese reale quando si esprimono su questioni concrete e misurabili.
Massicciamente, per il risultato- oltre il 61,7% di NO- e per la partecipazione al voto- 53,7%- un record per i referendum popolari, peraltro dotati di quorum del 50%. Né il gioco di portare il voto all’inizio dell’estate, né quello di reiterare votazioni, né quello di associarlo ad un giudizio sul governo (destra-sinistra)- è servito ai berlusconidi ed ai loro alleati . Hanno puntato tutto su slogan fasulli : la “modernizzazione dello Stato”, “la futura riduzione dei parlamentari”….. Ma nemmeno questo trucco è servito.
La pretesa del piduista plurinquisisto - che – dopo aver manipolato leggi, sanzioni e giudici per costruire la sua impunità – vuole riscriversi la Costituzione è apparsa inaccettabile anche a milioni dei suoi elettori.
Purtroppo i soliti leader di partito- omnipresenti in TV e sui giornali – hanno potuto offuscare o manipolare il significato e la sostanza di questo referendum, spostandolo su diatribe di partito e personali. Così le ragioni delle associazioni sono rimaste in ombra ed affidate al rapporto interpersonale . Gli stessi comitati del NO- composti da soggetti di diversa natura - hanno subito una forte censura mediatica e politica. Lo stesso sta accadendo subito dopo la chiusura delle urne, con i soliti leader di partito che- invece di valutare e rispettare il voto popolare- discettano su futuri accordi consociativi.
Perfino sul referendum popolare, pochi leader di partito la fanno da padroni, come e più di sempre.
Ma il popolo italiano- nonostante la complessità della questione ed i messaggi fuorvianti dei media- ha colto l’essenziale della posta in gioco ed ha votato di conseguenza. Solo in Lombardia ed in Veneto- roccaforti della propaganda leghista e sfascista - i SI hanno prevalso di misura. Tutte le Regioni italiane- anche quelle in cui la “Casa delle libertà” è maggioranza- hanno voltato le spalle ai berlusconidi, su una questione decisiva per la democrazia e l’organizzazione statuale. Al centro –sud spetta l’oscar per coscienza costituzionale, per autonomia di giudizio e per “ alterità” rispetto ad inganni mediatici reiterati.
Dobbiamo ora vigilare affinché il netto risultato referendario non venga vanificato da manovre consociative
tese a modificare la Costituzione, con un accordo bipartizan tra leader di partito gettonati. Non sarebbe la prima volta che costoro beffano la volontà e la sovranità popolare referendaria. Il programma dell’UNIONE non prevede modifiche costituzionali, altre sono le priorità e gli impegni assunti.
La nostra Costituzione – attualissima e lungimirante- va anzitutto applicata . Invece sulle sue
norme giurano da anni troppi deputati che la calpestano e la violano , sistematicamente ed impunemente.
Una prima verifica è quella sul ritiro delle truppe italiane occupanti in Iraq ed in Afganistan.
La nostra “Carta” è stata scritta sotto la spinta della lotta partigiana che ha sconfitto nazismo e fascismo ed i loro disvalori : le guerre di aggressione, la dittatura, le menzogne di regime, le velleità monarchiche e papaline, le ingiustizie sociali, l’ignoranza politica e sociale di un popolo vessato.
Riscriverla oggi - con una sovranità popolare beffata ; sotto il peso spropositato di piduisti, fascisti , leghisti e clericali ; con un rapporto distorto tra rappresentanti e rappresentati ; significa peggiorala, ovvero cancellarne le continue e crescenti violazioni. Invece che mettere il quorum a questo referendum pensino invece a toglierlo a tutti i referendum popolari.
Molti - ipocritamente, a destra e a sinistra- parlano di “cambiamento necessario”, facendo finta di non sapere che il cambiamento – se negativo- va respinto perché non porta modernità, ma restaurazione ed involuzione autoritaria. E poi “necessario”perché e per chi ?
Questo referendum, come altri in passato, dimostra la maturità e l’autonomia del popolo italiano quando chiamato ad esprimersi su questioni nodali- anche complesse- fuori dal gioco elettorale- mediatico
del toto-partiti che subiamo da decenni. Perciò siamo impediti ad esprimerci su questioni “invise” ai partiti di destra e di sinistra. Un esempio: il referendum sulla costituzione europea che in altri Paesi si è tenuto, smentendo governi e partiti ultra-gettonati.
Questa battaglia referendaria è servita a milioni di cittadini per acquisire conoscenza e fiducia nei valori della Costituzione antifascista del 1948. Qui sta la sconfitta più cocente per i piduisti e per i loro alleati, ma anche la forza di chi intende difendere e realizzare tutte le norme costituzionali che si volevano cancellare. (E.Giardino).
Roma 26 giugno 2006
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“Il Paese diviso in due” : uno slogan mediatico per un altro pasticcio politico
(E. Giardino- Forum DAC)
Dopo le elezioni, ci stanno raccontando che l’Italia “è divisa in due”.. dunque “ bisogna riunificarla”, come ?
Dando spazio alle idee ed ai leader della opposizione berlusconiana, una opposizione che – altrimenti- viene annunciata come “durissima ed intransigente”.
Si tratta di un grande imbroglio politico, coperto da un falso slogan mediatico e da un ricatto istituzionale.
Una logica anticostituzionale che stravolge i ruoli del governo e della opposizione a danno del Paese reale.
Il sistema elettorale maggioritario “binario” è anticostituzionale ed ha molti difetti, ma può essere tollerato solo su un presupposto elementare : le due coalizioni in lizza- quale che sia il risultato numerico – rappre- sentano logiche, programmi, soluzioni politiche antitetiche, alternative e non sovrapponibili o mescolabili.
In caso contrario, si ha un regime oligarchico unico (consociativo), nel quale le elezioni sono solo una grande beffa popolare , con un ruolo di reciproca copertura tra due oligarchie affini.
Tale regime oligarchico- grazie alla manipolazione mediatica ed elettorale – diventa autoreferenziale, sempre più estraneo ai problemi del Paese reale, privo di soluzioni di interesse generale e collettivo.
In base alla nostra Costituzione , il Governo eletto deve rispettare il programma e fare le sue scelte, che sono- naturalmente- invise ai leader messi in minoranza. Il Paese intero- e cioè i cittadini-elettori di maggioranza e di minoranza- hanno il diritto-dovere di subire e valutare la politica del Governo e le sue conseguenze sulla società. Se esse saranno positive, popolari e razionali, anche gli elettori di minoranza ne avranno, in larga misura, benefici diretti. Così essi potranno modificare concretamente le loro precedenti scelte elettorali.
E’ questa la strada per costruire unità e consenso popolare stabile, fuori da etichette fuorvianti e di comodo.
Se invece di far parlare leader “virtuali” parlassimo con i loro elettori, scopriremmo che il Paese reale è unito da drammatiche emergenze e da problemi comuni, sottovalutati ed ignorati dai governanti di turno.Questo Paese- e la sua parte migliore- attende soluzioni strutturali adeguate, non chiacchiere o slogan mediatici.
I leader di minoranza- ai sensi della nostra Costituzione- non possono fare boicottaggio ed eversione.
Essi debbono valutare e far conoscere le conseguenze negative delle scelte politiche di maggioranza, indicandone- se esistono- danni, limiti e rischi per la collettività nazionale. Debbono saper proporre soluzioni alternative praticabili, dimostrando che queste sono migliori, più lungimiranti, ecc. Se ci riescono, si candidano ad essere la maggioranza elettorale seguente.
Sembrano banalità, ma non lo sono purtroppo: stiamo assistendo ad uno stravolgimento dei ruoli costituzionali, ad intese illegali ed improprie che beffano e danneggiano l’intero elettorato.
Perfino sui temi del referendum costituzionale si sta giocando all’inciucio, prima ancora di votare.
Sono previste nel programma elettorale dell’UNIONE modifiche costituzionali ? Se non sono previste, non bisogna parlarne né oggi, né dopo il referendum del 25-26 maggio 2006.
Anche su altre questioni il “pasticcio” di regime avanza, usando lo stesso slogan del “Paese diviso in due”, come ho documentato in altro documento relativo alle questioni comunicative ed informative.
Il programma dell’UNIONE è un patto programmatico di compromesso tra partiti diversi, neppure adeguato a sanare i guasti strutturali del nostro Paese. Molti lo hanno accettato per scongiurare il rischio Berlusconi.
Se venisse ulteriormente snaturato da un imbroglio di regime, si dovrebbe rivedere il patto partitico da cui deriva. Perciò ho proposto un “organismo collegiale di garanzia “ per la corretta applicazione del programma dell’UNIONE. Tale organismo – articolato per temi- dovrebbe includere soggetti qualificati, socialmente impegnati. Vale sul piano nazionale, ma anche per Regioni e Comuni.
In Puglia soggetti diversi propongono un “osservatorio della cittadinanza organizzata” con lo stesso ruolo di controllo programmatico. Mi sembra una richiesta sociale elementare che tutte le persone in buona fede dovrebbero accettare e sostenere con entusiasmo.
Roma 4 giugno 2006